Chiacchiere di vino, musica e cucina/Slowfood

Uno spazio in cui leggere in anteprima e dibattere gli articoli della rivista italiana di Slow Food: osterie e locande d'Italia, recensioni, Presìdi, inchieste, desco music, itinerari del vino e dell'olio, balloons, biodiversità, Comunità del cibo, degustazioni, cultura alimentare…

10/02/2008

I suoni di Terra Madre, dal 23 al 26 ottobre

Elenco dei gruppi partecipanti
Clicca sul nome del gruppo per vederne il dettaglio, gli orari delle esibizioni e clicca qui per saperne di piu sui Suoni di Terra Madre

ASIA
1) Bangladesh - Teksoi Krishi Ganer
2) India - Karinthalakoottam
3) Mongolia - Il suonatore di horse fiddle

EUROPA EST
4) Bielorussia - Comunità di musici di Minsk
5) Bulgaria - Cantanti di musica tradizionale del villaggio Di Glogovo
6) Georgia - Gruppo della comunità dei produttori di vino di Kakheti
7) Russia - Raduniza
8) Russia - Gruppo della Comunità dei nativi Kamchadal
9) Russia - Cantante della Comunità dei pastori Tuvi
10) Russia - Gruppo Buryat del lago Baikal

EUROPA OCCIDENTALE
11) Cipro - Michalis Terlikkas and Mousa Music Ensemble
12) Francia - Eths Bandolets
13) Irlanda - The Gardeners
14) Italia – Coro La Baiolese
15) Italia - Taricata
16) Italia - Associazione Musicisti Calamus
17) Italia - Apori'a
18) Italia - Donne Di Giulianello
19) Italia - Raffele Pinelli
20) Italia - Gruppo Folkloristico Val Resia
21) Italia - La Malinteisa con monsieur De Rien
22) Italia - Raviole al vin
23) Italia - Mamuthonese e Issohadores di Mamojada
24) Italia - Bandakadabra
25) Italia - Donne Della Tammorra ANNULLATO
26) Italia - Calabria Marasà
27) Italia - Encelado Superbo
28) Italia - Ortoincondotta
29) Italia - San Salvario Sound Station
30) Italia – Pequenas Huellas
31) Norvegia - Lajla Storli & John Ole Morken
32) Scozia - Croiterian Chamas Chros
33) Svizzera – Duo Marsina
34) Svizzera - Bandella Bedanò
35) Spagna - Lluis El Sifoner

MEDIO ORIENTE
36) Turchia - Behcet Gulas

AFRICA
37) Cameroun - Produttori del Bamenda Highlands Convivium
38) Capo Verde - Era Uma Vez Un Boi
39) Etiopia - Zala Kamba
40) Etiopia - Sileshi Demissie
41) Senegal - Orchestra tradizionale di Dionwar
42) Kenia - Kailer Women Group Baringo Kenia

AMERICA NORD
43) Stati Uniti - Checkered Past
44) Stati Uniti - Onion Creek and Barn Dance

AMERICA CENTRO-SUD
45) Guatemala – Ko Konob (Nuestro pueblo)
46) Giamaica - Iion Station
47) Cuba – Duo Humberto y Daniel
48) Brasile - Encantadeiras
49) Brasile - Indios Guaranì ANNULLATO
50) Brasile - Cardoso Domingos Claudio e Alves da Silva Mendes Renan Antônio
51) Brasile - Agostinho Valdir José


Descrizione dei gruppi e orario di esibizione
Una cinquantina di esibizioni al giorno nei cinque palchi allestiti fra Lingotto e Oval, intitolati a cinque importanti etnomusicologi: Lomax, Carpitella, De Martino, Favara e Leydi.

ASIA

1) Bangladesh - Teksoi Krishi Ganer
Il leader del gruppo è anche il leader della comunità di Terra Madre. Si esibiscono in occasioni di feste e ricorrenze religiose. Il loro repertorio è formato da musiche della tradizione e dalla lalong, un tipo di canzone dall'armonia ripetitiva ma piacevole all'ascolto. I componenti del gruppo sono quattro, e suonano solo strumenti a corda: ektara, dotara, mondira e prem juri.

venerdì, 11:40, Palco Leydi, padiglione 3
sabato, 11:40, Palco Leydi, padiglione 3
domenica, 14:00, Palco Leydi, padiglione 3


2) India - Karinthalakoottam
La filosofia etno-musicale del gruppo è basata sulla salvaguardia e lo studio delle tradizioni; e la loro trasmissione alle nuove generazioni. La loro musica trae origine dall'arte e dalle forme del folclore autoctono. Lo strumento cardine che utilizza il gruppo è il caratteristico tamburo alto 60 centimetri chiamato chenda.

venerdì, 16:00, Palco Leydi, padiglione 3
sabato, 16:00, Palco Leydi, padiglione 3


3) Mongolia - Suonatore di horse fiddle
Un pastore che suona questo caratteristico violino di antica tradizione mongola, utilizzato prevalentemente nelle più importanti cerimonie religiose. A testimoniare la centralità del cavallo nella cultura mongola, è scolpita una testa equina sulla punta dello strumento.

venerdì, 14:00, Palco Favara, padiglione 1
sabato, 11:40, Palco Favara, padiglione 1


EUROPA EST

4) Bielorussia - Comunità di musici di Minsk
Studenti universitari di etnografia e cultura musicale bielorussa, che ripropongono strumenti (armoniche, ocarine e la duda, sorta di cornamusa) e tradizioni del folclore nazionale.

venerdì:, 15:15, Palco Favara, padiglione 1
sabato, 15:00, Palco Favara, padiglione 1
domenica, 11:00, Palco Favara, padiglione 1


5) Bulgaria - Musiciste tradizionali del villaggio di Glogovo
Provenienti da una comunità di etnia turca in terra bulgara, il duo si esibisce con voci e cornamusa.

venerdì h.15:50, Palco Favara, padiglione 1
sabato h.15:40, Palco Favara, padiglione 1


6) Georgia - Gruppo della comunità dei produttori di vino di Kakheti
Tre protagonisti di un canto polivocale (spesso connesso a una danza circolare) le cui origini si perdono nel tempo, tant’è vero che è stato dichiarato dall’Unesco come “patrimonio universale della cultura immateriale”. Utilizzando fonemi arcaici e misteriosi, il canto spazia fra differenti connotazioni ritmiche. La musica georgiana non si basa sulla scala europea diatonica di ottave, ma appoggia l’intervallo di quinta costante, lasciando in tal modo spazio all’improvvisazione.

venerdì, 11:00, Palco Leydi, padiglione 3
sabato, 11:00, Palco Leydi, padiglione 3
domenica, 11:20, Palco Leydi, padiglione 3


7) Russia - Raduniza
I membri del gruppo si sono attivati per la raccolta, lo studio e la promozione della musica tradizionale della regione di Vladimir. Nel periodo tra il 1999 e il 2007 il gruppo ha visitato diversi villaggi della regione, con lo scopo di individuare i migliori protagonisti della canzone-danza e dei riti cerimoniali. In base a quest'esperienza il materiale raccolto viene inserito e promosso dall'attività creativa del gruppo e riproposto nelle performance.
I musicisti sono cinque, i loro strumenti l’armonica, la balalaica, la fistola (sorta di flauto), il cornetto di Vladimir e un flauto a siringa.

venerdì, 11:40, Palco Lomax, esterno Oval
sabato, 11:40, Palco Lomax, esterno Oval


8) Russia - Gruppo della Comunità dei nativi Kamchadal
Duo vocale e di danza, il cui stile ricalca antichi rituali sciamanici. Il suono è riprodotto utilizzando la gola e non il diaframma. Le danze e i canti proposti sono legati alla tradizione dei popoli indigeni della kamchatka ed esaltano la spiritualità della natura siberiana.

Venerdì, 14:40, Palco Favara, padiglione 1
Sabato, 14:20, Palco Favara, padiglione 1


9) Russia - Cantante della Comunità dei pastori Tuvi
Un pastore che pratica il canto gutturale, considerato come la forma più antica e coerente della tradizione tuva.

venerdì, 11:00, Palco Favara, padiglione 1
sabato, 11:00, Palco Favara, padiglione 1

10) Russia - Gruppo Buryat del lago Baikal
Il gruppo, espressione del Baikal Buryat Center for indigenous culture, si esibirà nella cerimonia dello zookhei, mettendo in scena canti tradizionali dedicati sia agli animali, sia ai produttori di cibo. Eseguiranno la danza tradizionale circolare ekhor che unirà ogni componente nell'esprimere ringraziamenti alla madre terra, al cibo e alle coltivazioni. La danza è eseguita in direzione del sole in senso orario, con pause alternate a repentine accelerazioni. Gli strumenti musicali sono quelli a corda della tradizione: il khur e lo yatagaa. I membri del gruppo indosseranno abiti tradizionali, alcuni "pezzi" del costume consentono di poter identificare il clan di appartenenza.

venerdì, 14:35 Tappeto Carpitella, padiglione esterno
sabato, 14:35 Tappeto Carpitella, padiglione esterno
domenica, 13:40 Tappeto Carpitella, padiglione esterno


EUROPA OCCIDENTALE

11) Cipro - Michalis Terlikkas and Mousa Music Ensemble
Musica tradizionale cipriota, con violino, liuto, chitarra, percussioni e voce.

venerdì, 14:00, Palco Leydi, padiglione 3
sabato, 14:00, Palco Leydi, padiglione 3


12) Francia - Eths Bandolets
Il gruppo si forma nel 1977, nella zona più profonda della Bigorre. Propongono canti tradizionali dei Pirenei durante feste popolari e partite di rugby. Il nome significa "banditi".

venerdì , 15:20, Palco Leydi, padiglione 3
sabato, 14:00, Palco De Martino, padiglione 2


13) Irlanda - The Gardeners
L'Irlanda è l'unico paese al mondo ad avere uno strumento musicale – l'arpa – come simbolo nazionale I “giardinieri” provengono da Ballycotton, nell'Irlanda del Sud. La musica è sempre stata la protagonista nella comunità in cui vivono e il gruppo si ispira – attualizzandola – alla ben nota tradizione irlandese, usando flauti metallici, violini, tamburi irlandesi, chitarra e basso.

venerdì, 11:00, Palco Lomax, esterno Oval
sabato, 11:00, Palco Lomax, esterno Oval
domenica, 11:20, Palco Lomax, esterno Oval


14) Italia – Coro La Baiolese
Il coro di Bajo Dora è sorto nell’ottobre del 1966 grazie alla spinta di Amerigo Vigliermo, che ne è tuttora il leader. In tutti questi anni il coro si è dedicato alla ricerca e raccolta della tradizione orale della gente tra cui vive, sia riproponendola nelle sue esibizioni, sia catalogandola negli archivi del Centro Etnologico Canavesano, fondato nel 1975.

domenica, 14:50 Tappeto Carpitella, padiglione esterno

15) Italia - Taricata
L'origine del nome va ricercata nel dialetto dove "taricata" sta per radice. La formazione di San Vito dei Normanni è storica e rappresenta un vero e proprio monumento per la cultura salentina. Il gruppo, che può contare musicisti di ben tre generazioni, nasce nel 1977 e scopre e propone musiche e canti popolari della terra del Salento e di Puglia, non scevri da contaminazioni con strumenti, tecniche e arrangiamenti sempre nuovi.

venerdì, 15:10, Palco Lomax, esterno Oval
sabato, 15:15, Palco Lomax, esterno Oval
domenica, 11:20, Palco Lomax, esterno Oval


16) Italia - Associazione Musicisti Calamus
Musica tradizionale etnica del Frusinate e della Ciociaria. Il gruppo – composto da sette musicisti che suonano zampogna, fisarmonica, ciaramella, ocarina, contrabbasso, percussioni e flauti – ha un repertorio che spazia dalle musiche e canti della tradizione popolare a composizioni proprie. La loro musica viene eseguita nelle feste e ricorrenze popolari.

venerdì, 17:40, Palco Lomax, esterno Oval
sabato, 17:40, Palco Lomax, esterno Oval
domenica, 16:10, Palco Lomax, esterno Oval


17) Italia - Apori'a
Il gruppo è composto da cinque poeti che improvvisano cantando a temi a contrasto scelti dal pubblico. Sono componimenti in ottava endecasillabica rimata secondo lo schema ABABABCC. Il "poeta" che risponde deve terminare il primo verso con l'ultima sillaba dell'ultimo verso del poeta che lo ha preceduto. È una forma artistica diffusa in tutto l'Appennino centrale. Non è mai accompagnata da strumenti musicali. I temi affrontati erano legati, fino agli anni '70, alla letteratura epico-cavalleresca e alla mitologia. Oggi ciò sta scomparendo per fare posto ai temi dell'attualità.

venerdì, 17:20, Palco Leydi, padiglione 3
sabato, 17:20, Palco Leydi, padiglione 3


18) Italia - Donne Di Giulianello
Canti polivocali o monodici per sole voci femminili, trasmessi oralmente da madre in figlia durante il lavoro nei campi. Le esecutrici non sono costituite in gruppo e la formazione varia secondo gli impegni di famiglia o di lavoro. Sono tutte contadine o in attività o in pensione, tranne un paio che dopo aver lavorato nei campi per oltre trent’anni adesso vendono pane cotto a legna. Nel loro repertorio canti del lavoro, paraliturgici legati alla religiosità popolare(canto della passione di Cristo o di ringraziamento), della festa (stornelli ciociari), del matrimonio (brindisi, canto alla sposa) e a poeta (identica formula melodica e metrica usata dai poeti in ottava rima con la quale raccontano liete o tristi storie d’amore).

venerdì, 17:05, Tappeto Carpitella, padiglione esterno
sabato , 17:35, Tappeto Carpitella, padiglione esterno


19) Italia - Raffele Pinelli
Ancora bambino scopre l'organetto, lo strumento che ha segnato l'accesso alla modernità nella musica popolare. Inizia la sua attività artistica con Ambrogio Sparagna a 15 anni. I progetti, come le tournée nazionali e internazionali, cui partecipa sono numerosi: dalle piazze ai teatri, dai club alla televisione e alle radio. Laureato in musicologia, ha fatto parte dell'Orchestra Popolare de "la Notte della Taranta" e dell'Orchestra Popolare Italiana dell'Auditorium Parco della Musica di Roma. Attualmente, oltre ad essere consulente musicale, responsabile comunicazione e production manager dell'etichetta e management Finisterre di Erasmo Treglia, collabora come musicista con Giovanni Lindo Ferretti e Simone Cristicchi.
Partecipa ai Suoni di Terra Madre, oltre come esecutore, come coordinatore del progetto.

20) Italia - Gruppo Folkloristico Val Resia
Le musiche e le danze sono molto antiche, e sono giunte probabilmente in valle con i primi insediamenti della comunità resiana nel IV secolo. L'orchestra consta di soli due strumenti: il violino (citira) e il violoncello (bukula), mentre il battito del piede che accompagna tutta la musica è il "terzo strumento", fondamentale, che assicura il ritmo.

venerdì, 11:40, De Martino, padiglione 2

21) Italia - La Malinteisa con monsieur De Rien
Il gruppo propone antiche danze e musiche delle vallate occitane che esprimono attraverso la gestualità, le figure dei danzatori e il suono di antichi strumenti l'allegria del ritrovarsi insieme in occasione di feste agro-pastorali: il risveglio dell'orso, la fiera della pecora sambucana, il falò di San Giovanni, la festa della segale…

sabato, 16:35, Tappeto Carpitella, padiglione esterno
domenica, 16:20, Tappeto Carpitella, padiglione esterno


22) Italia - Raviole al vin
La fisarmonica e la voce di Luigi Barroero sono l'asse portante del gruppo mentre Carla è l'unica voce femminile. Barroero, amante a dismisura della sua madre Langa, è anche compositore e autore di pezzi che vanno dalla commozione allo sberleffo. Sempre presenti nelle manifestazioni Slow Food quando la musica è protagonista, sono anche "professori onorari" delle tradizioni canore all'Università degli Studi di Scienze Gastronomiche di Pollenzo.
Numero componenti: 8 (otto)

venerdì, 18:45, Tappeto Carpitella, padiglione esterno
sabato, 19:25, Tappeto Carpitella, padiglione esterno


23) Italia – Mamuthonese e Issohadores di Mamojada
Con visera lignea nera (maschera facciale) fermata da un fazzoletto scuro, mastruca nera (pelle di pecora senza maniche) e garriga (gruppo di campanacci), si dispongono incolonnati su due file, creando uno spazio all'interno. Una fila procede a piccoli passi, andando avanti col piede sinistro, retrocedendo col piede destro; la fila opposta, avanza col piede destro e retrocede col sinistro, formando un effetto scenico considerevole. Gli issohadores, intorno al gruppo, catturano le donne con sa soha, la leggera corda di giunchi intrecciati.
L'associazione Atzeni Beccoi mantiene viva la tradizione dei riti che si ripetono ogni anno a Mamoiada, in provincia di Nuoro, intorno ai fuochi di Sant'Antonio il 17 gennaio e poi a Carnevale. Sono una delle icone della Sardegna nel mondo e si esibiranno esclusivamente nella cerimonia di apertura di Terra Madre.

Giovedì, 15:00, PalaSport Olimpico (Isozaki)
Cerimonia ufficiale di apertura di Terra Madre


24) Italia – Bandakadabra
Si caratterizza come marching band e fanfara di strada il cui repertorio si ispira principalmente alle sonorità dell'area balcanica e mitteleuropea. Il progetto, nato nel gennaio 2005 dall'incontro di circa venti musicisti provenienti da esperienze artistiche diverse, si contraddistingue per l'originalità degli arrangiamenti e per la ballabilità dei brani eseguiti. Calypso centroamericani, nigun, marcette, struggenti melodie zingare si fondono con la tradizione bandistica italiana dando vita a performance itineranti coinvolgenti e cariche di allegria.

Giovedì, 15:00, PalaSport Olimpico (Isozaki)
Cerimonia ufficiale di apertura di Terra Madre


25) Italia - Donne Della Tammorra
Balli e canti tradizionali delle masserie del Sud Italia: tammurita con ballo articolato tra due persone in coppia; canto a "figliola", melodia intonata da un solo cantore in occasione della festa della Madonna del Castello; e la "paranza". Gli strumenti del gruppo di Somma Vesuviana sono quelli classici: tammorra (tamburello con sonagli), castagnette (nacchere), doppio flauto (flauto a due canne), putipù (scatola di latta coperta da pelle di animale con al centro l'estremità di una canna), triccheballacche (tre martelletti di legno che percuotono il principale fisso); treccai campanelli (vecchi campanelli di bicicletta infilati in una ellisse di ferro).

ANNULLATO

26) Italia - Calabria Marasà
Questi musicisti sono anche ricercatori di canti popolari calabresi. La loro ricerca pone un’attenzione scrupolosa sulle tradizioni popolari, riproponendole in modo coerente con l’originale. Il gruppo si esibisce utilizzando gli antichi strumenti calabresi quali lira, chitarra battente, zampogne organetto e fisarmonica.

venerdì, 18:15, Palco Lomax, esterno Oval
sabato, 18:15, Palco Lomax, esterno Oval


27) Italia - Encelado Superbo
Animatore e anima del gruppo, Pippo Cardello da anni conduce ricerche sulle storie e tradizioni della Sicilia. Nel 2006 il gruppo ha prodotto un lavoro denominato Sicilia d’Aranci, una serie di pezzi sugli agrumi, vanto e disperazione dei siciliani. Il gruppo trae il proprio nome dal gigante Encèlado che, secondo il mito, vive prigioniero dell’Etna.

venerdì, 16:55, Palco Lomax, esterno Oval
sabato, 17:10, Palco Lomax, esterno Oval


28) Italia – Ortoincondotta
Sono i ragazzi della scuola media di Carife, che si cimentano in canti sulle condizioni di vita della “Baronia e della Valle Ufita”. È un gruppo corale musicale guidato nella ricerca dall’insegnante di lettere Salvatore Salvatore e dal docente di musica Lucio Lazzeruolo. I loro canti hanno come tema la dura vita dei campi, la transumanza dei pastori e non da ultimo i canti d’amore dei pastori e dei contadini.

venerdì, 17:15, Palco De Martino, padiglione 2
sabato, 17:20, Palco De Martino, padiglione 2


29) Italia - San Salvario Sound Station
Nasce dalla volontà di favorire l’integrazione e l’educazione multiculturale attraverso la musica, forma di espressione culturale universale, radicata nelle culture e nelle identità, ma capace di contaminarle, alleggerendone i confini e restituendone la fluidità. Si tratta di un progetto di formazione e produzione musicale a San Salvario, che offre corsi di strumento e laboratori di musica d’assieme, in cui trovano spazio discipline musicali inconsuete e multiculturali, curate da musicisti di alta qualità artistica. Si esibiranno durante la cerimonia di apertura di Terra Madre.

Giovedì, 15:00, PalaSport Olimpico (Isozaki)
Cerimonia ufficiale di apertura di Terra Madre


30) Italia – Pequeñas Huellas.
È un coro di 200 bambini di diverse nazionalità provenienti dalle aree dove si soffre la guerra, la malattia e la fame. Pequeñas Huellas è anche un progetto di sviluppo culturale che consiste nell’organizzare in diverse parti del mondo laboratori e corsi per bambini e giovani musicisti per stimolare l’interessamento alla musica locale e la sua interpretazione sia colta, sia popolare. Il coro, coordinato da Sabina Colonna Preti, esegue brani tratti dalla tradizione orale andina e trascritti da Baltasar Martínez Compañón, vescovo di Trujillo, il quale li fissò in notazioni musicali. I brani eseguiti vanno dalle danze alle canzoni, dalle melodie ai balli cantati le cui tematiche passano dall’amoroso al natalizio con riferimenti alla schiavitù.

Giovedì, 15:00, PalaSport Olimpico (Isozaki)
Cerimonia ufficiale di apertura di Terra Madre


31) Norvegia - Lajla Storli & John Ole Morken
Le musiche e i testi delle canzoni sono l'eredità delle antiche tradizioni musicali norvegesi e la testimonianza di una cultura che ne preserva la storia. Durante le loro esibizione indossano i costumi tradizionali.

venerdì, 11:40, Palco Favara, padiglione 1
sabato, 13:40, Palco Favara, padiglione 1
domenica, 14:55, Palco Favara, padiglione 1


32) Scozia - Croiterian Chamas Chros
Musica tradizionale scozzese delle Highlands, per ballare lo jigg, il reel o lo strathspeys. La cornamusa è quella di origini antiche, sostituta più tardi dalla più conosciuta war pipe. Detta cornamusa è l'ideale per sostenere il ritmo delle danze sopra citate, al contrario della war pipe usata soprattutto per i toni più melodiosi, ma guerreschi.

venerdì, 14:35, Palco Lomax, esterno Oval
sabato, 14:40, Palco Lomax, esterno Oval
domenica, 14:50, Palco Lomax, esterno Oval


33) Svizzera - Duo Verbanus
Con zampogna e ciaramella propongono musiche del Ticinese, con qualche "incursione" anche nella musica polare delle regioni italiane.

sabato, 14:00, Palco Favara, padiglione 1

34) Svizzera – Duo Marsina
Eseguono un repertorio di danze e canti del Canton Ticino. Il due è composto oltre che da Pietro Bianchi, etno-musicologo collaboratore con la R.T.S.I., anche da Barbara Knoph. Le loro musiche sono il frutto delle diverse campagne di ricerca sul campo, raccolte dalla viva voce dei contadini e che rispecchiano il mondo rurale ticinese.

venerdì, 16:25, Palco Favara, padiglione 1
sabato, 16:40, Palco De Martino, padiglione 2
domenica, 14:10, Palco Favara, padiglione 1

35) Spagna - Lluis El Sifoner
Cantante folk di Valencia, si esibisce con il suo gruppo composto da sei elementi, con strumenti tradizionali: cornamusa, clarinetto, sassofono, dulcimer e percussioni (tabal e baixo).

venerdì, 13:55, Palco Lomax, esterno Oval
sabato, 14:00, Palco Lomax, esterno Oval
domenica, 13:40, Palco Lomax, esterno Oval


MEDIO ORIENTE


36) Turchia - Behcet Gulas
Chitarrista e cantante, figlio di Veli Gulas, morto l'anno scorso, che ricevette lo Slow Food Award nel 2000. Continua il lavoro familiare del padre producendo miele. Behcet è anche un cantante di musica tradizionale della zona del Mar Egeo e Mediterraneo.

venerdì, 11:20, Palco Favara, padiglione 1
sabato, 11:20, Palco Favara, padiglione 1
domenica, 11:45, Palco Favara, padiglione 1


AFRICA

37) Camerun - Produttori del Bamenda Highlands Convivium
Musica folcloristica africana la cui ispirazione deriva soprattutto dalla natura e dalla vita nei campi. Sono gli animatori degli eventi delle loro comunità e usano strumenti fatti a mano, dalle forme sono curiose e intriganti. Fra gli strumenti interessanti – ad accompagnare una o due voci femminili, secondo il tipo di brano – segnaliamo lo xilofono di legno e la chitarra africana, somigliante a una vela.

venerdì, 15:25 Tappeto Carpitella, padiglione esterno
sabato, 15:15 Tappeto Carpitella, padiglione esterno


38) Capo Verde - Era Uma Vez Un Boi
Un gruppo che attinge alle tradizioni capoverdiane senza disdegnare una reinterpretazione in chiave moderna dei canoni storici. Gli strumenti sono soprattutto chitarre, alcune molto particolari come la covaquino o il caratteristico banjo.

venerdì, 15:45 Palco Lomax, esterno Oval
sabato, 15:50 Palco Lomax, esterno Oval


39) Etiopia - Zala Kamba
Un gruppo di venti ballerini di musica tradizionale etiope.

venerdì, 11:35 Tappeto Carpitella, padiglione esterno
sabato, 11:35 Tappeto Carpitella, padiglione esterno
domenica, 15:30 Tappeto Carpitella, padiglione esterno

40) Etiopia - Silessi Demissie
Musicisti di notevole fama, non disgiunta dal loro impegno nel sociale, soprattutto per le loro battaglie contro la deforestazione. Si tratta di un duo: un cantante e un suonatore di krahar (chitarra etiope).

venerdì, 11:00, Palco De Martino, padiglione 2
sabato, 11:00, Palco De Martino, padiglione 2
domenica, 11:00, Palco De Martino, padiglione 2


41) Senegal - Orchestra tradizionale di Dionwar
Un gruppo di una decina di donne delle isole Saloum, che raccolgono e trasformano le conchiglie e che suonano varie percussioni fra cui le calabas, strumenti simili a zucche vuote. Sono le animatrici della vita del villaggio, dai matrimoni alle celebrazione alle feste religiose.

venerdì, 11:00 Tappeto Carpitella, padiglione esterno
sabato, 11:00 Tappeto Carpitella, padiglione esterno
domenica, 14:10 Tappeto Carpitella, padiglione esterno


42) Kenia - Kailer Women Group Baringo Kenia
Il gruppo proviene dall’arido distretto di Baringo, nella Central Rift Valley. I componenti appartengono all'etnia llchamus, interna alla più grande comunità Masai. La musica proposta sono balli e canti tribali. Fra gli strumenti più particolari, il calabash shakers: il frutto di un tipo di palma essiccato al cui interno sono inseriti dei sassolini; questo "baccello" ha un'impugnatura naturale la quale permette di scuoterlo ritmicamente, emettendo un suono simile alle maracas. I bastoni, lunghi oltre due metri, vengono utilizzati per accompagnare i passi dei danzatori, simulando sia la lancia che difende dai predatori, sia il vincastro che governa il gregge. E inoltre corni, fischietti, campanelli di metallo e tamburi in pelle di vacca…

venerdì, 13:55 Tappeto Carpitella, padiglione esterno
sabato, 13:55 Tappeto Carpitella, padiglione esterno


AMERICA NORD


43) Stati Uniti - Checkered Past
Un gruppo di cinque elementi che con violino, banjio e contrabbasso eseguono musica ispirata ai ritmi jazz e folk della tradizione multiculturale americana. I testi delle loro canzoni sono ricchi di riferimenti al cibo e alla necessità di un cambiamento sostenibile.

venerdì, 16:20, Palco Lomax, esterno Oval
sabato, 16:20, Palco Lomax, esterno Oval
domenica, 15:30, Palco Lomax, esterno Oval


44) Stati Uniti - Onion Creek and Barn Dance
I componenti del gruppo lavorano a stretto contatto con agricoltori e la loro musica trae ispirazione dal mondo rurale e agricolo. Per questo le loro canzoni affondano le loro radici nella musica tradizionale americana anche se molti sono gli apporti personali e innovativi dei due musicisti. I testi delle canzoni riflettono temi come la sostenibilità e la vita degli agricoltori.

venerdì, 14:00, Palco De Martino, padiglione 2
sabato, 16:20, Palco Favara, padiglione 1
domenica, 11:45, Palco De Martino, padiglione 2


AMERICA CENTRO-SUD

45) Guatemala – Ko Konob (Nuestro pueblo)
Musicisti indigeni, suonatori di marimba, uno strumento a percussione con tavole di legno sotto le quali sono disposte come "risuonatori" zucche essiccate e svuotate o grosse canne di bambù. La versione moderna dello strumento è la xilorimba con tavole di metallo e "risuonatori" di metallo ed è entrato a far parte delle orchestre di musica leggera e/o sinfonica.

venerdì, 14:40, Palco Leydi, padiglione 3
sabato, 14:50, Palco Leydi, padiglione 3
domenica, 14:50, Palco Leydi, padiglione 3


46) Giamaica - Iion Station
Duo ispirato alla filosofia rastafariana, esegue brani di matrice religiosa con percussioni e voci.

venerdì, 15:20, Palco De Martino, padiglione 2
sabato, 16:00, Palco De Martino, padiglione 2
domenica, 14:00, Palco De Martino, padiglione 2


47) Cuba – Duo Humberto y Daniel
La loro musica è ispirata alle tradizioni (anche gastronomiche) cubane. Fra i loro caratteristici strumenti spicca la maribula, di antiche origini africane: un parallelepipedo di legno con due fori di dimensioni diverse; sotto l'ultimo foro ci sono delle lamelle di metallo orizzontali di dimensioni diverse che, pizzicate, producono il suono.

venerdì, 14:40, Palco De Martino, padiglione 2
sabato, 11:40, Palco De Martino, padiglione 2


48) Brasile – Encantadeiras
Musica tradizionale brasiliana eseguita da quattro donne accompagnate da una percussione indigena.

venerdì, 16:00, Palco De Martino, padiglione 2
sabato, 15:20, Palco De Martino, padiglione 2
domenica


49) Brasile - Indios Guarani
Il popolo Guarani è stato uno dei primi con i quali gli europei hanno stabilito un contatto. Questo popolo che attualmente vive anche in Paraguai, Argentina e Brasile ha mantenuto la propria identità culturale: religione, lingua, cucina, balli e canti. La formazione che sarà presente a Terra Madre è composta da otto giovani dai 12 ai 16 anni, che hanno partecipato alla registrazione di un CD doppio Nande Aradu Pygua -Memoria Viva Guarani. Ad essi si aggiungeranno tre musicisti che si esibiranno con mbaepu, rawe e angua pu, per suonare la Danxa do Xondaro.

ANNULLATO

50) Brasile - Cardoso Domingos Claudio e Alves da Silva Mendes Renan Antônio
Duo composto da viola e sassofono, che eseguono musiche del nord est del Brasile.

venerdì, 16:40, Palco De Martino, padiglione 2
sabato, 14:40, Palco De Martino, padiglione 2
domenica, 15:15, Palco De Martino, padiglione 2


51) Brasile - Agostinho Valdir José
Cantante e artista plastico.

venerdì, 17:00, Palco Favara, padiglione 1
sabato, 16:55, Palco Favara, padiglione 1





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5/07/2007

I volti di Terra Madre in mostra a Pinerolo

E' stata inaugurata ieri a Pinerolo la mostra I ritratti di Terra Madre, cento volti di contadini, allevatori, pescatori e cuochi che rappresentano la rete mondiale delle comunità del cibo incontratasi a Torino nell’ottobre del 2004 e del 2006. La mostra, realizzata dalla Pro Pinerolo in collaborazione con Slow Food nell’ambito di Sapori Divini, resterà aperta fino al 20 maggio. Nella sala al piano terra del Palazzo dei Cavalieri sono esposte più di 100 immagini realizzate durante l’ultima edizione di Terra Madre (Torino, 26 - 30 Ottobre 2006) dal fotografo albese Gianluca Canè, che ha messo a disposizione i suoi scatti per presentare al pubblico i protagonisti di questo evento.











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2/12/2007

Il sommario di Slowfood 24

E dunque, si cambia.
Nuova vita per Slowfood a partire dal numero 24, con un ricco sommario di cui vi anticipiamo le sezioni principali.

La storia di copertina: Halal
Pratiche, ricette e divieti: dopo l’indagine sulla cucina kasher, trattata su Slowfood nel 2006, è ora il turno del cibo halal, ossia conforme ai dettami del Corano e della Sunna, sacri testi dell’islam.
Senza pretese di esaustività – ché la religione musulmana ha prodotto culture e usi alimentari estremamente diversificati – affrontiamo un viaggio che interessa Italia, Regno Unito, Algeria, Tunisia, spaziando dall’intervista all’imam della moschea di Centocelle allo studio delle fonti letterarie antiche, dall’epopea di ascesa e decadenza del vino algerino ai colori sgargianti delle trasmissioni televisive in cui furoreggia chef Osama.
Con volontà di conoscere, a partire dal cibo, un mondo abitato da oltre un miliardo e 200 milioni di persone: marea che muove a Occidente tra integrazione e pregiudizio, s’incanala nei carruggi del Vecchio Continente con profumi di kebab e miscela le sue tradizioni gastronomiche a quelle dell’Europa mediterranea da secoli, eppure agita paure, resistenze, incomprensioni figlie di un conflitto in atto, che a periodi alterni sboccia e si nutre d’intolleranze, mistificazioni, disinformazioni.
L'illustrazione è di Daniela Villa.

Il racconto d’autore
È il turno di Marco Bettini, che per Slowfood firma Il nome del coniglio, magistralmente illustrato da Pasquale Todisco (Squaz). Marco Bettini vive e lavora a Bologna. Ha scritto tre romanzi: Pentito (Bollati Boringhieri, 1994), Color sangue (Rizzoli, 2003), Lei è il mio peccato (Rizzoli, 2005) e pubblicato diversi racconti. Appassionato di calcio, gioca come centravanti stanziale nell’area di rigore dell’Osvaldo Soriano Football Club, la nazionale degli scrittori. Sta ancora cercando di capire perché i suoi compagni di squadra continuino a ripetergli che, come attaccante, dovrebbe stazionare nell’altra area, quella degli avversari.

Desco Music
Siamo ospiti dell’Enoteca di Slow Food, all'interno del Salone del Gusto, porto di mare in cui ci muoviamo a vista guidati dal navigato Adriano, detto “il maresciallo”. Abbiamo infranto la regola che vuole il musicista sottoposto al nostro terzo grado enogastronomico nel suo habitat naturale. C’è tuttavia una buona ragione per questo: Roy Paci è individuo nomade per vocazione, quindi ci sta l’incontro in campo neutro. Firma Alberto Campo, foto di Alex Astegiano.

Terrestri
Esordisce il progetto dell’agenzia fotografica torinese Pho-To che, nei giorni di Terra Madre ha seguito cinque delegazioni (dal Giappone, dalla Palestina e da Israele, dagli Stati Uniti, dallo Sri Lanka e dalla Romania) nel loro soggiorno in Piemonte.

Report Salone del Gusto/Terra Madre
Alcuni dei nostri inviati raccontano i due eventi torinesi dal loro punto di vista, di giornalisti per la carta stampata o di emittenti televisive. Poppy Burak a colloquio con i delegati di Tagikistan, Afghanistan Georgia, Ossezia, Abkhazia e poi Elena Giovanelli, storica firma della nostra rivista, per l’occasione “volontaria di Terra Madre” assegnata alla comunità delle donne del Mali. Ancora, John Irving invischiato a dipanare le lacune gastro-culturali dei suoi compatrioti e poi a brindare con giornalisti, scrittori e chef nel caffè letterario del Salone e, infine, Nereo Pederzolli, a degustare sulla pista del Lingotto i mitici Tre Bicchieri. Inoltre, una sezione intitolata Voci di cerimonie, è già stata anticipata su questo blog, e la trovate qui.

La rete delle comunità
È la volta del Brasile per un appuntamento ormai classico della nostra rivista. Abbiamo visitato la comunità-presidio dell’umbù nella terra di origine e l'abbiamo reincontrata a Torino, per registrarne e raccoglierne le impressioni.

Arte
Inaugura un nuovo progetto in otto puntate che mira a far risaltare le esperienze dei grandi artisti che hanno fatto del cibo e dei suoi risvolti simbolici e sociali il loro oggetto d’indagine. Gli interventi, di carattere monografico o tematico saranno firmati da studiosi e critici d’arte e avranno il supporto delle immagini dell’archivio fotografico Garghetti che da trent’anni cattura e divulga modi, forme, autori, riti del contemporaneo seguendo con attenzione i protagonisti e le ricerche dell’arte del nostro tempo. Il primo numero è dedicato a Daniel Spoerri.

E infine Slowine…
Che questa volta racconta di Cahors (I see a red wine and I want it painted black) e Carignano del Sulcis (Dal carbone alle vigne), di terroir e di extravergini. Con un racconto di Paola Nano nella sezione Così bevevano, intitolato Memoires e illustrato da Alfredo Dellavalle (Fedo).

Non mancheranno, inoltre, le consuete rubriche di recensioni (libri, film, dischi, teatro), nonché le degustazioni, le osterie e le locande d’Italia, la banca del vino e il vino quotidiano, le rassegne stampa e una splendida tavola finale, a firma Bacillieri (la matita del Napoleone della Bonelli).
(A.M.)

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2/01/2007

Pace

Gli scatti a Terra Madre, a migliaia, regalano ogni giorno sorprese.
Ci voleva tempo per vederli tutti e ancora oggi negli scrigni dell’hard disk riposano volti e storie che attendono di essere scovati.
Slowfood 24 (ma anche Slow 56, di cui è imminente l’uscita) continueranno a raccontarvi spaccati di un mondo che crede al cambiamento, che investe sulla biodiversità e che attraverso l’agricoltura o la cucina offre nuove opportunità al palato ma anche una nuova idea di integrazione, tolleranza, pace.
In questi due scatti di Maurizio Milanesio l’abbraccio tutt’altro che metaforico fra due dei mille chef che hanno partecipato al meeting torinese: Basson Moshe, israeliano, e Abu Elhawa Odeh Ali, palestinese.
Un abbraccio che per noi vale più di stelle, cappelli, forchette e celebrazioni su carbonare riviste gourmettistiche in virtù d'inusitati abbinamenti.
(A.M.)

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1/25/2007

Microeconomie modernità e ricchezza (di Carlo Petrini)

Anticipiamo l’editoriale di Slowfood 24, del Presidente Internazionale di Slow Food.

Una delle parole più utilizzate ultimamente in quello che potremmo definire il “mondo slow” è senza dubbio rete. Abbiamo sempre descritto Terra Madre rifacendoci a questa immagine e lavoriamo per renderla tale anche in termini operativi, cercando di concepire e fornire i giusti servizi, per moltiplicare tutte le potenzialità che offrono le comunità del cibo con le loro interazioni. In questo contesto, ça va sans dire, sono pienamente inserite tutte le altre realtà di Slow Food, che si pone dunque come “facilitatore”, ma che con Presìdi, convivium, ristoranti e chiunque vi sia coinvolto a vario titolo gioca di fatto un ruolo attivo nel generare linfa.
Dopo l’esperienza memorabile di Torino dello scorso ottobre però, il senso, la profondità e la complessità dei nostri pensieri e intendimenti si sono ulteriormente arricchiti. Il significato della parola rete per la gente di Terra Madre si rinnova nel segno di un altro importante convincimento. Questa volta parliamo di economia, di un cambiamento, probabilmente già in atto nel mondo, che Terra Madre ha saputo intercettare – o di cui è di fatto promotrice? – visto che gli attori principali sono i protagonisti stessi delle comunità del cibo. Mi riferisco a una nuova idea di economia, che parte da quella agricola e mette al centro le comunità locali, il loro cibo e il territorio.
L’economia di mercato, così come la conosciamo e per come si è imposta anche per via delle dinamiche della globalizzazione, sta palesando i suoi limiti. Sia dal punto di vista della sostenibilità delle sue attività sia per quanto riguarda il suo modo di generare ricchezza.
Non sono soltanto più i detrattori del sistema capitalista a sostenere quanto l’economia mondiale sia un gigante che poggia su piedi di argilla. I maggiori esponenti di questo mondo sono consci del fatto che antiecologia collimi sempre di più con antieconomia. In un quadro di questo tipo, le cui cause sono anche da rintracciare nei cambiamenti che ha subìto il sistema agricolo mondiale, nell’industrializzazione, nonché nella centralizzazione dei sistemi produttivi agroalimentari, le comunità del cibo rappresentano un esempio di cosa significhino espressioni come “economia locale” o “economia della natura”.
Le comunità del cibo generalmente attuano la filiera corta o filiere lunghe altamente sostenibili e comunque basate sulla reciproca conoscenza dei soggetti coinvolti. Portiamo ad esempio di alcune esperienze con cui abbiamo collaborato i rinati mercati contadini italiani (Mercatale a Montevarchi) o in Africa (a Bamako, per mano di Aminata Traoré), i farmers’ markets americani, la community supported agriculture, le Amap francesi.
Le comunità poi, territoriali per definizione, non possono esimersi dal conservare, dal promuovere e far fruttare in maniera armonica i loro ecosistemi, i loro paesaggi, la loro biodiversità. In più possiamo dire, in seguito all’esperienza dei Presìdi e in virtù della conoscenza diretta di molti partecipanti a Terra Madre, che queste sorta di microeconomie funzionano, o hanno tutte le carte in regola per farlo. Non stiamo parlando di economie chiuse, autarchiche o eccessivamente conservatrici. Il significato che questi modelli assumono nel contesto di una rete che si serve anche delle più moderne tecnologie, dà all’insieme un valore inedito e, mi spingo anche a dire, un potere di cui non c’è ancora piena consapevolezza.
In sostanza si sta dimostrando che, a dispetto di ciò che sostengono i critici, queste esperienze non sono un mero tentativo di tornare al passato e di rinnegare in maniera sterile il sistema attuale, ma sono un esempio di come rispettando la terra, se stessi, la propria cultura, le diversità e la centralità del cibo, si possa fare economia in un modo nuovo, sostenibile e, per di più, praticabile in contesti molto differenti, tanto nel Nord come nel Sud del mondo. Tanto in contesti rurali quanto in contesti urbani.
Un altro fondamentale punto di forza di questo modello economico è che si basa sulle comunità, su un’idea di comunità che va recuperata e intesa non soltanto come nucleo in cui sviluppare i processi o come nodo della rete. La comunità è un modo per rinsaldare il rapporto con il territorio, ma anche fra tutti coloro che lo abitano. Essa ha cura di se stessa, dei propri componenti tanto quanto del luogo in cui vive. Valori che rischiano di sparire nella nostra società frenetica diventano, invece, i capisaldi della nostra esistenza: solidarietà, generosità, apertura agli altri e alle diversità. In questo quadro l’orgoglio di essere contadini, di produrre bene, assume nuovi contorni e nuovi significati. Lo stesso si può dire per chi abita in contesti urbani, dove un consumo da veri coproduttori provoca gli stessi sentimenti e un coinvolgimento forte rispetto alle vite di chi lavora la terra.
Dopo Terra Madre siamo ancora più convinti di poter intravedere nel lavoro che portano avanti le comunità del cibo i semi di una nuova modernità, di una nuova era economica. L’economia della natura per l’appunto, in cui alla “grande mano invisibile del mercato” si sostituisce la benevola, ma severa, mano di madre Terra. La quale necessita rispetto, poiché sa dare frutti incredibili che migliorano la qualità delle nostre vite.

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1/17/2007

Le voci di Terra Madre

Sono passati ben due mesi e mezzo, ma gli occhi trattengono vivide le immagini delle assemblee plenarie di Terra Madre e il ribollente catino del Salone del Gusto. Nelle orecchie riecheggiano le parole dei contadini, dei filosofi, dei cuochi, degli agronomi, dei politici che si sono alternati sul palco dell’Oval e la lingua rimpiange i gusti dei Presìdi, i tannini dell’enoteca, soprattutto l’opportunità di avere tutto quel mondo enogastronomico concentrato negli stessi giorni nei padiglioni del Lingotto: biodiversità che lascia l’astrazione dei discorsi di monito e si fa pietanza, degustazione, borsa della spesa.
Sono passati ben due mesi e mezzo e dunque è tempo di riannodare, riflettere, ricordare. Su Slowfood 24 (in uscita il 25 febbraio), si parte con qualche eco delle voci dietro ai microfoni dei laboratori, delle conferenze e delle assemblee, e poi si lascia spazio alle penne dei nostri quattro “inviati speciali” a Torino: Poppy Burak a colloquio con i delegati di Tagikistan, Afghanistan Georgia, Ossezia, Abkhazia e poi Elena Giovanelli, storica firma della nostra rivista, per l’occasione “volontaria di Terra Madre” assegnata alla comunità delle donne del Mali. Ancora, John Irving invischiato a dipanare le lacune gastro-culturali dei suoi compatrioti e poi a brindare con giornalisti, scrittori e chef nel caffè letterario del Salone e, infine, Nereo Pederzolli, a degustare sulla pista del Lingotto i mitici Tre Bicchieri.
In anteprima, su questo blog, le principali dichiarazioni dei protagonisti.


«Il Manifesto sui semi è primo documento ufficiale della Repubblica dei contadini di Terra Madre e alternativa alla falsa democrazia di Washington. Il modo d’agire delle multinazionali del seme è fascismo del cibo, attuato con la complicità del Wto e della Banca Mondiale. Nel mio paese ogni anno ci sono 120 000 suicidi di contadini indebitati con la Monsanto e altre holding agricole. Nessuno se ne cura, perché il profitto è diventato più importante della stessa vita umana. In agricoltura manca la libertà di distribuire gratuitamente le sementi. Si ha paura dei piccoli e decentrati produttori, che vengono annientati con assurdi brevetti e licenze. Terra Madre è lo strumento per evadere dalle prigioni del cibo, esaltando la biodiversità e rispettando tutte le culture; qui inizia la rivoluzione agricola, senza ibridi, rispettando la natura e il lavoro».
Vandana Shiva, fisica ed economista, India
Cerimonia di chiusura di Terra Madre, 30 ottobre 2006

«Questa manifestazione ha permesso a noi cuochi di entrare in contatto con realtà che dalle nostre cucine non possiamo conoscere e apprezzare. Ormai siamo diventati uomini di spettacolo e nelle nostre apparizioni televisive dovremo diffondere lo spirito di Terra Madre. E poi dobbiamo aiutare i produttori: è paradossale che siano costretti a esportare i loro prodotti perché non vengono inseriti nei menù dei ristoranti locali. L’alimentazione oggi è gravemente malata, manca l’educazione e il risultato è l’allarmante obesità infantile: il modello occidentale è perdente, perché non pone al centro la cura dell’uomo, ma quella del denaro. Non omologatevi a noi, ma siate orgogliosi delle vostre diversità».
Ferran Adrià, cuoco, Spagna
Cerimonia di chiusura di Terra Madre, 30 ottobre 2006

«Basta alle ipocrisie dei falsi difensori dei terroir, che credono il consumatore un ignorante. Il futuro è nel “commercio equo”, cioè bilanciato secondo le esigenze di chi compra e di chi produce e nella qualità etica, rispettando le tradizioni e i saperi che il vino nasconde».
Marc Parcé, vigneron, Francia
Cerimonia di chiusura di Terra Madre, 30 ottobre 2006

«È emozionante pensare che il seme piantato a Terra Madre 2004 sia oggi germogliato, grazie alle cure di docenti e cuochi che condividono i nostri ideali. Ora all’appello mancano soltanto i governanti, con i quali discuteremo durante il forum mondiale di gennaio in Kenya a nome di tutta la grande famiglia Terra Madre».
Samuel Karanjia Muhunyu, Coordinatore Terra Madre e leader del primo convivium Slow Food in Kenya
Cerimonia di chiusura di Terra Madre, 30 ottobre 2006

«I cuochi nel Medioevo erano tra le figure più rispettate della corte, poi il nostro è diventato un mestiere per poveri migranti, fino all’avvento dei francesi, considerati i numi tutelari della cucina. Grazie a loro ci siamo resi conto della nostra importanza, però oggi occorre compiere un ulteriore passo in avanti diventando ecochef, persone interessate non solo alla tecnica, ma anche alla cultura del cibo».
Teresa Corçao, cuoca, Brasile
Cerimonia di chiusura di Terra Madre, 30 ottobre 2006

«Non sono né la terra di origine né la lingua né la politica né la religione a radunarci. Cos’è che ha spinto ognuno di noi da un angolo del pianeta a ritrovarsi qui, oggi? … In questa magnifica assemblea io non vedo sacchi, bottiglie e vasi, ma esseri umani, uomini e donne, demiurghi straordinari che partecipano al processo della creazione, che rendono possibile l’atto dello sfamarsi e del dissetarsi».
Kamal Mouzawak, giornalista e fondatore di Suk el-Tayeb, Libano
Cerimonia di apertura di Terra Madre, 26 ottobre 2006

«Quando tornai a casa dopo la prima edizione di Terra Madre a chi mi chiedeva quale fosse stata l’essenza di quell’esperienza rispondevo di avere percepito in modo evidente la mia appartenenza a qualcosa di importante e di nuovo: una controcultura globale, un pensiero in opposizione dinamica a valori codificati. Perché i nostri valori non sono gli stessi di quelli promossi dai nostri governi; e i nostri governi non stanno rispondendo ai bisogni reali dei loro cittadini … È perciò che ritengo che la cosa di cui maggiormente necessitiamo sia un’educazione pubblica universale in ecogastronomia, affinché tutti i nostri figli comprendano i valori essenziali a vivere su questo pianeta: come prendersi cura della terra e come cucinare il cibo in modo semplice».
Alice Waters, cuoca e vicepresidente di Slow Food Internazionale, Usa
Cerimonia di apertura di Terra Madre, 26 ottobre 2006

«Guardandovi io vedo la meravigliosa diversità della gente ma anche l’altrettanto meravigliosa diversità delle specie che voi rappresentate – le piante e gli animali di cui vi prendete cura e che difendete. Poiché gli agricoltori, i pastori, i raccoglitori, i pescatori e gli apicoltori radunati in questa sala formano una sorta di corpo rappresentativo, un parlamento mondiale delle specie … Voi, contadini, siete in prima linea nella lotta per la difesa dei molti contro l’uno. Voi rappresentate la specificità: la pianta adattata a un dato suolo, l’ingrediente indispensabile a un piatto tradizionale, il sapore indimenticabile che possiamo annoverare tra le meraviglie di questo mondo».
Michael Pollan, Scrittore e giornalista, Usa
Cerimonia di apertura di Terra Madre, 26 ottobre 2006

«Oggi, in campo alimentare, la vera novità, l’innovazione strategica, non sono le biotecnologie o gli ogm. Oggi la vera innovazione è il recupero della naturalità delle coltivazioni e degli alimenti, proprio nell’ambito della globalizzazione. Le biotecnologie e gli ogm sono il vecchio, che macina milioni e miliardi di dollari di profitti, per produrre da una parte il niente, dall’altra un’alimentazione insalubre e pericolosa e, dall’altra ancora, la “iugulante” situazione per cui grazie ai brevetti le popolazioni sono costrette a indebitarsi due volte, dovendo ricomperare le sementi … Dobbiamo combattere per una globalizzazione reale, cioè multipolare, multiculturale, di democrazia deliberativa diffusa, dove le tradizioni, le storie e le intelligenze locali siano realmente capaci di pesare per determinare una strategica parità nell’equilibrio dei piatti della bilancia tra le esistenze».
Mario Capanna, presidente del Consiglio dei diritti genetici, Italia
Conferenza “La libertà alimentare”, 28 ottobre 2006

«In Africa noi abbiamo tante risorse, ma ci rendiamo conto che alcune non sono state utilizzate bene a causa dell’analfabetismo e della mancanza di informazioni. Ci manca il cibo e la gente muore, non perché non ci siano le risorse, ma perché nessuno ha insegnato a quei popoli come mobilizzare tali risorse, usandole a vantaggio della loro famiglia. È mia opinione che tutte le donne debbano frequentare corsi di nutrizione/alimentazione e corsi di formazione. Tante donne in Africa non hanno accesso all’istruzione, di conseguenza, è responsabilità di noi, donne istruite che hanno viaggiato, fornire informazioni spiegando loro che cosa devono fare per migliorarsi».
Christine Lusakia, professoressa, Kenya
Workshop “Le donne e l’agricoltura: conoscenza e divulgazione”, 29 ottobre 2006

«Il cibo per me è soprattutto un incontro. Per me il palato non ha patria. Allora possiamo unire tutte le cucine, tutte le culture, tutti i popoli del palato. Quasta è una funzione importante dei cuochi. Che loro incontrino direttamente chi produce gli alimenti, trasformandoli poi direttamente nei loro ristoranti. Per me i cuochi, oggi, fanno quello che facevano un tempo i filosofi, i quali divulgavano le idee. Oggi i cuochi portano novità alle città, ai paesi, al mondo. Loro scoprono cose nuove e la maniera di cucinarle. Il cuoco trasmette un messaggio fondamentale che è il piacere del cibo.
Francisco Ancillero, Portogallo
Conferenza “Mangiare è un atto agricolo”, 29 ottobre 2006

«Ci sono tre variabili nella cucina: il prodotto, il cuoco e il modello culinario. Oggi c'è la tendenza, da parte di molte cucine, a lavorare mettendo in evidenza solo il prodotto; esistono poi delle cucine in cui il talento del cuoco può manipolare qualsiasi tipo di prodotto, facendone un piatto seducente, che sorprende e ottiene applauso; esiste, infine, un modello culinario, tra i più diffusi, per cui in un ristorante mediterraneo, fusion o piemontese che sia si consuma un modello, senza che ci interessi particolarmente il cuoco e senza neppure conoscerne i prodotti –molti modelli, infatti, non hanno nemmeno prodotti localizzabili. In che misura tali variabili rappresentano scelte autronome del cuoco o in che misura devono integrarsi le une alle altre?».
Alberto Capatti, rettore dell’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche, Italia
Conferenza “Mangiare è un atto agricolo”, 29 ottobre 2006

«I cuochi devono stare insieme agli scrittori, insieme ai filosofi, insieme agli antropologi. Devono ragionare di un vocabolario nuovo, quello delle emozioni. Noi adesso siamo i possessori di un'arma potentissima che schiaccia l’avidità del mondo – l'elemento trasversale che inquina e rattrista la vita di tutti noi – e la possediamo perché siamo possessori di un’emotività sana, un privilegio che dobbiamo essere in grado di comunicare».
Fabio Picchi, cuoco, Italia
Conferenza “Mangiare è un atto agricolo”, 29 ottobre 2006

«La nostra ricchezza non ci porta a un ottimo, ma a sapercela cavare sempre, come esseri viventi, adattandoci alle condizioni più diverse. Nella vita non esiste l'ottimo, un'unica macchina uguale da tutte le parti. Tale affermazione significa che è nostro dovere conservare la biodiversità perché senza di essa si muore tutti. Gli ogm sono un simbolo dell'omogeneizzazione della vita alla quale ora ci stiamo confacendo: ora nel mondo si coltivano 90 milioni di ettari di piante geneticamente modificate che, introdotte nel 1986, non hanno prodotto da allora alcuna novità. L’unica ragione per cui esse sono coltivate sono ragioni economiche di mercato. La nostra ricchezza è la biodiversità culturale, senza la quale perderemmo quelle, indispensabili, dei semi e delle razze animali».
Marcello Buratti, genetista e biologo, Italia
Conferenza “Facciamo cose buone”, 27 ottobre 2006

«Il nostro Paese è orgoglioso di accogliere Terra Madre. Questa grande assemblea dimostra che c’è un modo diverso di interpretare e di vivere il mondo globale. Vandana Shiva ha detto: ”… we are creating another world …”: è così, è possibile vivere il mondo globale in modo diverso rispetto alle rituali occasioni in cui si incontrano i governi e le rappresentanze dei continenti e dei paesi. In una grande assemblea come questa si mettono in comunicazione civiltà, culture e storie, in una sintesi che non è solo un’alleanza di produttori, ma è una coalizione di contadini, di cuochi, di ricercatori, di intellettuali.
Quello che si costituisce con la vostra azione è un legame fraterno, fatto di relazioni umane che mettono insieme natura, lavoro, cultura e che hanno come fine la difesa della qualità della vita umana.
Vedete, quando nacque Slow Food, sembrò a qualcuno una reazione aristocratica della vecchia Europa conservatrice contro le proteine per tutti della democrazia fast food, sembrò un movimento elitario: non era così, in quella immagine c’erano due menzogne: la prima menzogna è l’idea che l’omologazione sia sinonimo di democrazia. Non è così: l’omologazione è sinonimo di totalitarismo. La seconda menzogna stava nell’idea sbagliata del progresso: non c’è progresso senza memoria, cultura, civiltà, diversità che sono sinonimi di libertà. Noi siamo perché vinca il multilateralismo, per la costruzione di un equilibrio di pace, di un mondo in cui ciascuno possa sentirsi a casa propria. E allora “buono, pulito e giusto” non è soltanto un criterio ragionevole per decidere che cosa si deve mangiare, ma può anche essere uno slogan efficace per costruire un ordine mondiale diverso e per orientare la politica di un grande paese come l’Italia».
Massimo d’Alema, vicepresidente del Consiglio e ministro degli Affari Esteri, Italia
Cerimonia di chiusura di Terra Madre, 30 ottobre 2006

«Vengo dal Tagikistan e conosco bene la realtà dell’Afghanistan perché nel 1968 facevo parte di una delegazione culturale, mentre durante la guerra civile ero ambasciatore di pace in questo paese. Questo territorio, dove la terra e l’acqua sempre sono stati due elementi sacri, è famoso per il fatto che l’agricoltura è una vera e propria religione. La guerra è responsabile per quello che è successo in Afghanistan … Purtroppo oggigiorno questa terra, una volta fertile e sacra, è la maggiore produttrice di oppio, il che è sinonimo di morte per la popolazione locale. La morte viene da questa terra devastata e in rovina. Ci vogliono decenni per ristrutturare il paese. Sono convinto che la popolazione afghana abbia bisogno di più tempo, almeno di 100 anni, per tornare alla vita pacifica. Cibo buono e salutare è il simbolo di cultura sviluppata e agricoltura significa civiltà. La gente lavora la terra e il cibo è il coronamento dei loro sforzi e di tutto il processo agricolo. La pace, la pace e solo la pace può regalare la felicità alle persone. Qualsiasi tipo di guerra, conflitto o conflagrazione è contro la natura del genere umano civilizzato».
Davlat Khudonazarov, regista, Tagikistan
Conferenza “Cibo è pace”, 29 ottobre 2006

«Siamo a Torino non solo per ribadire il nostro no agli ogm, ma anche per conoscerci e scambiarci esperienze: siamo tutti fratelli, che vogliono diventare paladini della biodiversità e dell’ecologia».
Moises Quispe Quispe, presidente dell’Anpe (Asociación Nacional de Productores Ecológicos), Perù
Cerimonia di apertura di Terra Madre, 26 ottobre 2006

«Noi siamo l’esempio di come la volontà e la semplicità riescano a vincere anche in una terra senza risorse come la Bielorussia. Noi contadini dobbiamo diventare i difensori della biodiversità contro l’arroganza delle multinazionali, sempre con lentezza, come ci insegna Slow Food. Produttori di tutto il mondo unitevi!».
Ihar Danilau, coordinatore di Slow Food Bielorussia
Cerimonia di apertura di Terra Madre, 26 ottobre 2006

«I tre concetti fondamentali per un mondo dove economia, giustizia sociale, tutela ambientale e democrazia si possono incontrare e che dovrebbero essere i cardini di una nuova cooperazione internazionale sono quelli di “comunità locali”, “sovranità alimentare”, “saperi e sapori”. Il primo concetto ci parla di valorizzazione delle economie locali anche, perché ci insegna che noi non possiamo più esportare modelli neocoloniali di puro assistenzialismo … Il secondo è necessario per contrastare l’idea di sviluppo basato sulla dissipazione delle risorse ambientali e sull’omologazione delle culture, che ha reso dipendenti milioni di persone dalla lunga filiera delle multinazionali, cancellando tradizioni e autonomie. Il ciclo corto consente, invece, un fecondo scambio tra saperi tradizionali scientifici e, oltre a esaltare la dignità di pescatori e contadini che operano ancora in larga parte del mondo, favorisce la preservazione della biodiversità e della salute del pianeta. Infine i “saperi e sapori”, tutto ciò ci parla di buono e di gusto, e con i sapori si preservano le specifiche identità, e pertanto i beni cumuni: la terra., l’acqua, le energie.
Dobbiamo essere capaci di uscire dalla trappola della crescita illimitata, degli allevamenti intensivi, dai brevetti della genetica, dal monopolio delle sementi. Qui con semplicità, ma anche con convinzione, Terra madre dimostra che si può. E anche come governi dobbiamo farci attraversare da queste pratiche e produrre una nuova politica, di cooperazione anziché di competizione».
Patrizia Sentinelli, viceministro degli Affari Esteri con delega alla Cooperazione Internazionale, Italia
Cerimonia di apertura di Terra Madre, 26 ottobre 2006

«La gastronomia è strettamente correlata con il piacere che deriva dall'esperienza di gustare e assaporare il cibo. Ma è anche un'esperienza di cultura, oltre che un'esperienza che ha a che vedere con il gusto. La cosa straordinaria della gastronomia è il connubio tra aspetti molto differenti della vita umana».
Harold McGee, chimico molecolare ed esperto di gastronomia, Regno Unito
Conferenza “Facciamo cose buone”, 29 ottobre 2006

«Il concetto di sicurezza alimentare indica che tutti abbiamo il diritto di mangiare, mentre quello di sovranità alimentare sta a significare che ciascuno di noi può dedicarsi alle coltivazioni proprie della sua cultura. Questa ricchezza, in molti casi, si sta perdendo. Io penso che un'agricoltura sostenibile, un prodotto di qualità e un consumatore informato siano i tre elementi importanti per garantire un processo di sostenibilità e il riscatto della biodiversità».
Manrique Lopez Castillo, responsabile del Presidio del caffè di Huehuetenango e responsabile di Slow Food Guatemala
Conferenza “Facciamo cose buone”, 29 ottobre 2006

«Questo incontro si svolge a Torino, in un luogo chiamato Lingotto, un tempo cattedrale dello sviluppo fordista e taylorista, che ha avuto in questa città una storia importante. Voi siete qui ora a ricordarci che tutti noi, però, veniamo da radici più lontane, dalle radici delle terre degli avi e dei contadini, e questa cultura e questa memoria oggi sono preziose.
Noi tutti viviamo in una nuova era dello sviluppo capitalistico che si chiama globalizzazione. Una grande e gigantesca riorganizzazione dell’economia mondiale e dei suoi protagonisti. Si è parlato molto dei caratteri di questa rivoluzione ma noi abbiamo il dovere di avere imparato che questa riorganizzazione dell’economia mondiale non è solo scienza e non è solo innovazione, è anche riorganizzazione del potere. E oggi questo gigantesco processo è governato da grandi poteri economici che non hanno alcun interesse a considerare come vitali gli interessi di tanta parte della popolazione mondiale. Così, quella che potrebbe essere una grande opportunità, continua a essere anche dolore e sfruttamento. Così, invece di ridursi, la povertà aumenta nel mondo e aumentano le disuguaglianze, e questo sviluppo mette in conto anche la distruzione della natura … Noi dobbiamo fare sì che non ci sia nulla che valga di più della vita umana… Perché questo possa accadere noi dobbiamo raccogliere il vostro appello. Ricominciamo dal cibo, dal nostro rapporto con la natura. Per attraversare con questo tutto il tema dello sviluppo della partecipazione, della democrazia. Per restituire al termine solenne e antico di alleanza, il suo significato nobile, per fondare l’alleanza su comunità scelte e liberate. Per tornare a fare dell’esperienza delle persone il fondamento dell’organizzazione dell’economia e della società. La cultura del fare. Il saper fare.
Vorrei dirvi che anche la democrazia e anche la politica – come il cibo – devono lottare contro le sofisticazioni. Le sofisticazioni con il cibo possono nuocere alla salute delle persone, le sofisticazioni nella politica fanno male alla democrazia. Ripartire dal cibo, ripartire da chi compie ogni giorno la sua esperienza di vita, è una promessa per il futuro di tutti. Anche per la politica e per le istituzioni democratiche».
Fausto Bertinotti, presidente della Camera dei deputati, Italia
Cerimonia di chiusura di Terra Madre, 30 ottobre 2006

«Siamo molto soddisfatti per come stanno andando il Salone del Gusto e Terra Madre. Le due manifestazioni spingono alla riflessione, alla conoscenza di luoghi e culture diverse. Quindi non è solo un evento mangereccio, e neanche il mercato della convenienza o delle grandi abbuffate. Nelle prossime edizioni allargheremo gli spazi, vista la densità dei visitatori di quest’anno, creando un padiglione in più che colleghi Lingotto e Oval. Intensificheremo i rapporti tra istituzioni e produttori, per facilitarli sempre più a partecipare. Magari faremo anche una suddivisione dei prodotti seguendo il criterio di provenienza geografica, anziché quello della suddivisione merceologica».
Mercedes Bresso, presidente della Regione Piemonte, Italia
Conferenza stampa al Salone del Gusto, 29 ottobre 2006

«Grazie alla loro esperienza e passione, gli amici di Slow Food hanno lavorato per dare un’alternativa all’omologazione dei prodotti, dei gusti e dei sapori in atto nella società contemporanea. Ma non solo. Hanno saputo far riflettere sulla necessità della cura per la qualità del cibo e dell’ambiente dove viene prodotto, della difesa della dignità di chi nel cibo lavora, con particolare attenzione ai paesi considerati “a sud del mondo”».
Sergio Chiamparino, sindaco di Torino, Italia
Tratto da La Stampa, 25 ottobre 2006

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1/08/2007

Badiamo alla nostra casa (di Carlo Petrini)

Editoriale del Presidente Internazionale di Slow Food, che trovate qui.

Sono appena finite le corse su e giù tra i padiglioni del Lingotto e l’Oval, terminate ma ancora vivide le suggestioni che ci sono giunte da ogni parte del mondo durante Terra Madre e il Salone del Gusto. Si ritorna ai ritmi normali di vita in quel di Bra e si riflette su quanto è trascorso, si cerca di riordinare le idee sbocciate in un tourbillon che ci ha piacevolmente travolti.
Io, al di là delle facili considerazioni sulla riuscita degli eventi in questione, sull’umanità fantastica e fraterna con cui siamo di nuovo venuti a contatto diretto, esco dalla cinque giorni torinese con una nuova convinzione e una forte considerazione di tipo economico.
Siamo di fronte all’ineluttabile: la nostra Terra è una madre offesa e vilipesa, ma questa Terra è pur sempre la nostra casa comune. Guardando ai produttori presenti a Torino – che quest’anno al Salone sono passati al 75% sul totale degli espositori, quando 10 anni fa la stessa percentuale di maggioranza era rappresentata, invece, dai commercianti – finalmente ho il conforto che ci sia gente al mondo in grado di badare alla nostra casa in maniera moderna e innovativa.
L’economia è la scienza che deve provvedere al mantenimento della casa. Eco deriva dal greco ôikos: dimora. Economia ed ecologia sono i due modi per governare la nostra abitazione comune che è la Terra. Queste scienze sono state espresse benissimo dai delegati e dai produttori presenti, coloro che sanno mantenere la Terra, la rendono sana e la consegnano alle future generazioni.

Per questo, dopo Terra Madre sono sempre più convinto che sia necessario pensare di realizzare una nuova economia, basata sulla rilocalizzazione di produzioni e consumi, sull’accorciamento delle filiere (parola che continua a non piacermi), sulla valorizzazione delle microeconomie locali e di piccola scala, che in ambito agricolo tutelano un corretto rapporto con la natura e sono la garanzia per la dignità e la sovranità alimentare, nonché sulla sicurezza alimentare delle popolazioni.
E questo, si badi bene, è ciò che può e deve avvenire sia nei paesi poveri sia in quelli ricchi. Il Nord e il Sud del mondo sono oggi alle prese con diversi ordini di problemi che, però, sono tutti figli dello stesso sistema. Malnutrizione e obesità sono facce della stessa medaglia. L’economia di mercato sta palesando limiti insostenibili, sta consumando se stessa e le risorse del pianeta, condannando il cibo a un triste futuro, la Terra a un inverosimile logorio e, di conseguenza, anche noi.
Le persone presenti al Lingotto e all’Oval ci parlano di un’economia che, prima di tutto, è sussistenza per chi produce e rispetto per il luogo d’origine. Da qui si può ripartire con una logica nuova, fondata sul concetto di comunità, che ci insegna a ridare importanza a valori come solidarietà, gratuità, fraternità. Valori che disegnano un modo più umano, più diretto di fare commercio, che restituiscono la giusta collocazione alle culture locali del cibo.

Non si tratta di combattere contro qualcosa o qualcuno in particolare ma, piuttosto, di lavorare per il diritto di tutti a praticare questa economia che è sempre stata considerata marginale, incapace di gonfiare i Pil degli Stati, legata a forme arcaiche di affrontare l’esistenza. Non è più così, non è mai stato così: questa economia è sostenibile, in grado di sfamare dove c’è fame, di nutrire meglio dove c’è malnutrizione, di non sprecare dove c’è abbondanza, di generare reddito, di mettere in moto la difesa del territorio e dei saperi tradizionali.
Le comunità del cibo e i produttori presenti a Torino sono il modo migliore di rispondere ai tanti che, durante i due eventi di fine ottobre, nelle interviste, lasciavano sempre e maliziosamente cadere lì il dubbio sul fatto che essi rispecchiassero un modello utopico, slegato dalla realtà e destinato a rimanere “di nicchia”. No, questa è la realtà di persone che, messe insieme, fanno impallidire il fatturato delle multinazionali del cibo; questo è il futuro del cibo e dell’economia globale che si può già vedere, toccare, conoscere, mangiare.
Vorrei che questo localismo postmoderno più di tutti fosse il seme che animerà la rete di Terra Madre e delle comunità del cibo. Vorrei che si scolpisse in tutti noi la convinzione che si sta promuovendo un nuovo modo di fare economia, forte di legami funzionali con il passato, ma proiettato verso un domani decisamente migliore e, soprattutto, rispettoso della nostra madre, della nostra casa comune.

Le immagini a corredo di questo articolo sono di Alberto Peroli.

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1/05/2007

Due anime, anzi no (di Alessandro Monchiero)

Editoriale di Slowfood 23, che trovate qui.

Corridoi. Luoghi di passaggio fra realtà comunicanti, non necessariamente omologhe. In fondo al padiglione 3 del Lingotto, interamente dedicato ai Presìdi italiani e internazionali, c’è quello che mette in contatto il Salone del Gusto con Terra Madre. In mezzo, a fare da cuscinetto tra i due mondi, ecco il Mercatale di Montevarchi in trasferta sabauda, con le sue bancarelle di produttori che vendono direttamente ai consuma- tori, offrendo in garanzia prima di tutto le loro facce, la loro storia. Poi, una scabra e trafficata via simile a un’uscita di sicurezza a cielo aperto – e che cieli tersi e inconsueti in questo tardo ottobre torinese! – nasconde fino all’ultimo metro l’epifania del gigantesco piazzale dell’Oval, brulicante di un via vai di etnie e di colori, e spesso di gente che si riposa dopo estenuanti viaggi iniziati il giorno prima.

La prima volta che lo percorri è giovedì nell’ora di pranzo, quando il Salone ha aperto i battenti da poche ore e già ribolle di profumi e di gente china per annusarli meglio e nell’enoteca si sono già stappate centinaia di bottiglie per accompagnare i cicheti veneti di Galdino o il pesce crudo di Nando. È solo giovedì ma hai già faticato un po’ per farti strada nell’arrivare fino qui, zigzagando tra una folla perfino inaspettata e ora, sul piazzale e nell’atrio dell’Oval – dove troneggia una splendida capanna o igloo che dir si voglia di Merz –, respiri tutta un’altra aria: la sensazione di “mondo altro” è palpabile e, ti dici, difficilmente incrinabile. Eccole, dunque, le due anime di Slow Food: la kermesse fieristica del Salone e lo spazio etico-filosofico di Terra Madre. Con giustamente il Mercatale a fare da intercapedine, un limbo di convivenza tra il mondo della produzione e quello del consumo. Ma è solo giovedì. E siamo tutti ancora un po’ te- si. C’è da rispettare il rigido protocollo presidenziale per ospitare Napolitano all’assemblea plenaria di apertura di Terra Madre, ci sono da accreditare oltre 5000 delegati delle comunità del cibo, un migliaio di cuochi e circa il doppio dei giornalisti e ci sono già le code fuori dalle biglietterie del Salone, che promettono un infuocato weekend che ci porterà alla stratosferica cifra di 172 000 visitatori. E il giovedì è il giorno delle domande, delle ipotesi, delle aspettative. E dello sconvolgente impatto visivo dell’Oval composta- mente strapieno: 7000 sedie rosse occupate da volti asiatici e sudamericani, caucasici e africani, infagottati e protetti dalle forme ondulate della struttura progettata da Alessandro Zoppini, con quel groviglio-gioiello di tubi a far da cappello e quelle centinaia di teleobiettivi schierati sulla terrazza, vanamente tesi a cogliere il tutto, sebbene il tutto non ci stia e debordi, e si rannicchi spesso lontano dai flash. Nelle mani dei campesinos messicani o dei pastori transumanti mongoli, nei monili delle donne sahariane o sotto il caftano delle mediorientali. È solo giovedì e se due mondi devono essere, perlomeno sono due bei mondi, che ci piace avere riunito geografica- mente e cronologicamente: Lingotto e Oval, Torino, dal 26 al 30 ottobre.

Ma poi venerdì, sabato, domenica e lunedì quel corridoio diventa una vena, dove il sangue, il calore e la vita s’intrecciano e si amalgamano in un sol corpo. E quel corpo è quello di ciascuno di noi, armonico soltanto quando il piacere sposa il pensiero, e il gusto individuale diventa un diritto collettivo, da estendere e preservare in futuro. E senti nella sala gialla del Lingotto – per l’occasione battezzata Spazio Slow in onore alla rivista omonima e dedicata alle conferenze aperte al pubblico di Terra Madre – la voce di Villafane Moises, campesino colombiano, con la sua fiera testa allungata dal tutosoma bianco. Ci parla del dio dell’occhio, del dio del fegato e del dio della bocca. E dice che quando muore una pianta muore una parte di noi, perché sia- mo parte del tutto. E che la nostra memoria è a mollo nel lago e conficcata nella dura roccia nella montagna, e della nostra appartenenza al- la Terra, che dunque non ci appartiene. E, ancora, della missione che ogni singola pianta ha nel mondo, perfino la vituperata foglia di coca, che non è colpevole dello squallido uso che ne facciamo. E con altri toni ma con altrettanta ispi- razione senti Ferran Adrià scandire il suo mea culpa, «il modello alimentare occidentale ha fallito», applaudito da contadini burkinabé e pescatori coreani che incassano le sue scuse, eppure neppure immaginano di trovarsi al cospetto di uno dei più grandi chef del mondo. E tutte le anime si fondono e sono una cosa sola, un’anima di resistenza e speranza a quanto apprendiamo – senza troppa sorpresa, purtroppo – martedì 31 ottobre, a manifestazioni concluse, quando i giornali diffondono l’ultimo drammatico rapporto Fao, con il numero delle persone che soffrono la fame salito a 854 milioni, in un mondo che produce il doppio del suo necessario. Ecco, la sensazione che il Salone e Terra Madre abbia- no lavorato anche per questa fetta di mondo è consolante e ci rende orgogliosi, e che Slow Food sia riuscito a far convivere, addirittura fraternamente, Aminata Traoré e Vandana Shiva con Scabin, Ducasse e i produttori di culatello di Zibello è un’utopia concretizzata, dalla quale ripartiremo con convinzione. È la rete che prende vita, sono i nervi, le vene, le gole, i pensieri del pianeta che s’intersecano in una globalizzazione virtuosa. Tutto ciò ci piace e, con permesso, ci commuove.

Su questo numero della rivista siamo riusciti a inserire all’ultimo momento, poco prima di andare in stampa, un assaggio fotografico di quel che è successo a Torino. Ci ritorneremo abbondantemente su nel 2007, quando a fine febbraio troverete un nuovo Slowfood nella vostra buca delle lettere: ci lavoriamo da mesi e abbiamo la speranza che sia graficamente più bello, più interessante dal punto di vista contenutistico, più facilmente consultabile e ancora più aperto al mondo associativo. Molto curiosi di ricevere, oltre alle vostre opinioni sui cambiamenti, anche spunti, tracce, suggerimenti su come migliorarlo ancora.

Le foto di questo articolo sono di Gianluca Canè. Ne trovate molte altre qui.

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