Chiacchiere di vino, musica e cucina/Slowfood

Uno spazio in cui leggere in anteprima e dibattere gli articoli della rivista italiana di Slow Food: osterie e locande d'Italia, recensioni, Presìdi, inchieste, desco music, itinerari del vino e dell'olio, balloons, biodiversità, Comunità del cibo, degustazioni, cultura alimentare…

2/12/2007

Il sommario di Slowfood 24

E dunque, si cambia.
Nuova vita per Slowfood a partire dal numero 24, con un ricco sommario di cui vi anticipiamo le sezioni principali.

La storia di copertina: Halal
Pratiche, ricette e divieti: dopo l’indagine sulla cucina kasher, trattata su Slowfood nel 2006, è ora il turno del cibo halal, ossia conforme ai dettami del Corano e della Sunna, sacri testi dell’islam.
Senza pretese di esaustività – ché la religione musulmana ha prodotto culture e usi alimentari estremamente diversificati – affrontiamo un viaggio che interessa Italia, Regno Unito, Algeria, Tunisia, spaziando dall’intervista all’imam della moschea di Centocelle allo studio delle fonti letterarie antiche, dall’epopea di ascesa e decadenza del vino algerino ai colori sgargianti delle trasmissioni televisive in cui furoreggia chef Osama.
Con volontà di conoscere, a partire dal cibo, un mondo abitato da oltre un miliardo e 200 milioni di persone: marea che muove a Occidente tra integrazione e pregiudizio, s’incanala nei carruggi del Vecchio Continente con profumi di kebab e miscela le sue tradizioni gastronomiche a quelle dell’Europa mediterranea da secoli, eppure agita paure, resistenze, incomprensioni figlie di un conflitto in atto, che a periodi alterni sboccia e si nutre d’intolleranze, mistificazioni, disinformazioni.
L'illustrazione è di Daniela Villa.

Il racconto d’autore
È il turno di Marco Bettini, che per Slowfood firma Il nome del coniglio, magistralmente illustrato da Pasquale Todisco (Squaz). Marco Bettini vive e lavora a Bologna. Ha scritto tre romanzi: Pentito (Bollati Boringhieri, 1994), Color sangue (Rizzoli, 2003), Lei è il mio peccato (Rizzoli, 2005) e pubblicato diversi racconti. Appassionato di calcio, gioca come centravanti stanziale nell’area di rigore dell’Osvaldo Soriano Football Club, la nazionale degli scrittori. Sta ancora cercando di capire perché i suoi compagni di squadra continuino a ripetergli che, come attaccante, dovrebbe stazionare nell’altra area, quella degli avversari.

Desco Music
Siamo ospiti dell’Enoteca di Slow Food, all'interno del Salone del Gusto, porto di mare in cui ci muoviamo a vista guidati dal navigato Adriano, detto “il maresciallo”. Abbiamo infranto la regola che vuole il musicista sottoposto al nostro terzo grado enogastronomico nel suo habitat naturale. C’è tuttavia una buona ragione per questo: Roy Paci è individuo nomade per vocazione, quindi ci sta l’incontro in campo neutro. Firma Alberto Campo, foto di Alex Astegiano.

Terrestri
Esordisce il progetto dell’agenzia fotografica torinese Pho-To che, nei giorni di Terra Madre ha seguito cinque delegazioni (dal Giappone, dalla Palestina e da Israele, dagli Stati Uniti, dallo Sri Lanka e dalla Romania) nel loro soggiorno in Piemonte.

Report Salone del Gusto/Terra Madre
Alcuni dei nostri inviati raccontano i due eventi torinesi dal loro punto di vista, di giornalisti per la carta stampata o di emittenti televisive. Poppy Burak a colloquio con i delegati di Tagikistan, Afghanistan Georgia, Ossezia, Abkhazia e poi Elena Giovanelli, storica firma della nostra rivista, per l’occasione “volontaria di Terra Madre” assegnata alla comunità delle donne del Mali. Ancora, John Irving invischiato a dipanare le lacune gastro-culturali dei suoi compatrioti e poi a brindare con giornalisti, scrittori e chef nel caffè letterario del Salone e, infine, Nereo Pederzolli, a degustare sulla pista del Lingotto i mitici Tre Bicchieri. Inoltre, una sezione intitolata Voci di cerimonie, è già stata anticipata su questo blog, e la trovate qui.

La rete delle comunità
È la volta del Brasile per un appuntamento ormai classico della nostra rivista. Abbiamo visitato la comunità-presidio dell’umbù nella terra di origine e l'abbiamo reincontrata a Torino, per registrarne e raccoglierne le impressioni.

Arte
Inaugura un nuovo progetto in otto puntate che mira a far risaltare le esperienze dei grandi artisti che hanno fatto del cibo e dei suoi risvolti simbolici e sociali il loro oggetto d’indagine. Gli interventi, di carattere monografico o tematico saranno firmati da studiosi e critici d’arte e avranno il supporto delle immagini dell’archivio fotografico Garghetti che da trent’anni cattura e divulga modi, forme, autori, riti del contemporaneo seguendo con attenzione i protagonisti e le ricerche dell’arte del nostro tempo. Il primo numero è dedicato a Daniel Spoerri.

E infine Slowine…
Che questa volta racconta di Cahors (I see a red wine and I want it painted black) e Carignano del Sulcis (Dal carbone alle vigne), di terroir e di extravergini. Con un racconto di Paola Nano nella sezione Così bevevano, intitolato Memoires e illustrato da Alfredo Dellavalle (Fedo).

Non mancheranno, inoltre, le consuete rubriche di recensioni (libri, film, dischi, teatro), nonché le degustazioni, le osterie e le locande d’Italia, la banca del vino e il vino quotidiano, le rassegne stampa e una splendida tavola finale, a firma Bacillieri (la matita del Napoleone della Bonelli).
(A.M.)

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1/08/2007

Badiamo alla nostra casa (di Carlo Petrini)

Editoriale del Presidente Internazionale di Slow Food, che trovate qui.

Sono appena finite le corse su e giù tra i padiglioni del Lingotto e l’Oval, terminate ma ancora vivide le suggestioni che ci sono giunte da ogni parte del mondo durante Terra Madre e il Salone del Gusto. Si ritorna ai ritmi normali di vita in quel di Bra e si riflette su quanto è trascorso, si cerca di riordinare le idee sbocciate in un tourbillon che ci ha piacevolmente travolti.
Io, al di là delle facili considerazioni sulla riuscita degli eventi in questione, sull’umanità fantastica e fraterna con cui siamo di nuovo venuti a contatto diretto, esco dalla cinque giorni torinese con una nuova convinzione e una forte considerazione di tipo economico.
Siamo di fronte all’ineluttabile: la nostra Terra è una madre offesa e vilipesa, ma questa Terra è pur sempre la nostra casa comune. Guardando ai produttori presenti a Torino – che quest’anno al Salone sono passati al 75% sul totale degli espositori, quando 10 anni fa la stessa percentuale di maggioranza era rappresentata, invece, dai commercianti – finalmente ho il conforto che ci sia gente al mondo in grado di badare alla nostra casa in maniera moderna e innovativa.
L’economia è la scienza che deve provvedere al mantenimento della casa. Eco deriva dal greco ôikos: dimora. Economia ed ecologia sono i due modi per governare la nostra abitazione comune che è la Terra. Queste scienze sono state espresse benissimo dai delegati e dai produttori presenti, coloro che sanno mantenere la Terra, la rendono sana e la consegnano alle future generazioni.

Per questo, dopo Terra Madre sono sempre più convinto che sia necessario pensare di realizzare una nuova economia, basata sulla rilocalizzazione di produzioni e consumi, sull’accorciamento delle filiere (parola che continua a non piacermi), sulla valorizzazione delle microeconomie locali e di piccola scala, che in ambito agricolo tutelano un corretto rapporto con la natura e sono la garanzia per la dignità e la sovranità alimentare, nonché sulla sicurezza alimentare delle popolazioni.
E questo, si badi bene, è ciò che può e deve avvenire sia nei paesi poveri sia in quelli ricchi. Il Nord e il Sud del mondo sono oggi alle prese con diversi ordini di problemi che, però, sono tutti figli dello stesso sistema. Malnutrizione e obesità sono facce della stessa medaglia. L’economia di mercato sta palesando limiti insostenibili, sta consumando se stessa e le risorse del pianeta, condannando il cibo a un triste futuro, la Terra a un inverosimile logorio e, di conseguenza, anche noi.
Le persone presenti al Lingotto e all’Oval ci parlano di un’economia che, prima di tutto, è sussistenza per chi produce e rispetto per il luogo d’origine. Da qui si può ripartire con una logica nuova, fondata sul concetto di comunità, che ci insegna a ridare importanza a valori come solidarietà, gratuità, fraternità. Valori che disegnano un modo più umano, più diretto di fare commercio, che restituiscono la giusta collocazione alle culture locali del cibo.

Non si tratta di combattere contro qualcosa o qualcuno in particolare ma, piuttosto, di lavorare per il diritto di tutti a praticare questa economia che è sempre stata considerata marginale, incapace di gonfiare i Pil degli Stati, legata a forme arcaiche di affrontare l’esistenza. Non è più così, non è mai stato così: questa economia è sostenibile, in grado di sfamare dove c’è fame, di nutrire meglio dove c’è malnutrizione, di non sprecare dove c’è abbondanza, di generare reddito, di mettere in moto la difesa del territorio e dei saperi tradizionali.
Le comunità del cibo e i produttori presenti a Torino sono il modo migliore di rispondere ai tanti che, durante i due eventi di fine ottobre, nelle interviste, lasciavano sempre e maliziosamente cadere lì il dubbio sul fatto che essi rispecchiassero un modello utopico, slegato dalla realtà e destinato a rimanere “di nicchia”. No, questa è la realtà di persone che, messe insieme, fanno impallidire il fatturato delle multinazionali del cibo; questo è il futuro del cibo e dell’economia globale che si può già vedere, toccare, conoscere, mangiare.
Vorrei che questo localismo postmoderno più di tutti fosse il seme che animerà la rete di Terra Madre e delle comunità del cibo. Vorrei che si scolpisse in tutti noi la convinzione che si sta promuovendo un nuovo modo di fare economia, forte di legami funzionali con il passato, ma proiettato verso un domani decisamente migliore e, soprattutto, rispettoso della nostra madre, della nostra casa comune.

Le immagini a corredo di questo articolo sono di Alberto Peroli.

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