Chiacchiere di vino, musica e cucina/Slowfood

Uno spazio in cui leggere in anteprima e dibattere gli articoli della rivista italiana di Slow Food: osterie e locande d'Italia, recensioni, Presìdi, inchieste, desco music, itinerari del vino e dell'olio, balloons, biodiversità, Comunità del cibo, degustazioni, cultura alimentare…

5/30/2007

Di Carlin nel comitato di saggi del PD e di altre storie…

È una questione di povertà intellettuale. O di meschinità figlia di una grettezza incolpevole. Se uno non ci arriva, mica gli si può sparare. Se ne prende atto. I commenti di questi giorni sull’inclusione di Carlo Petrini, nell’ormai “famigerata” lista dei 48 (propedeutica alla nascita del partito nuovo-nuovo), pescano talmente a piene mani dalla bisunta saccoccia dei luoghi comuni, che quasi deludono. Ci deludono. Non solo manca lo sforzo cognitivo di capire, ma perfino una briciola di sforzo nell’obbiettare: dal catering al lardo di Colonnata, perfino gli esempi sono dozzinali. Francamente, ci aspettavamo di più.
Si tratta pur sempre di valide penne, di cui spesso ci fidiamo quando leggiamo d’altro. O di altrettanto validi esponenti politici, di cui ci fidavamo a tal punto da dar loro il voto. E questo “noi” è un pubblico indistinto – una trentina di migliaia di associati a Slow Food, in Italia – che ripone nella gastronomia una buona dose di plusvalori. Noti perfino a chi ha sciorinato le banalità di cui sopra. Ma tant’è. Capitombolato dal mondo alto e nobile della scienza gastronomica o dei saperi contadini che dir si voglia, nobili altrettanto se non di più, Petrini s’è trovato per la prima volta invischiato nell’inchiostro riottoso dei commentatori di professione (professione: partito preso) e negli starnazzi che garantiscono la prima pagina, e dunque finalmente luce per chi è nell'ombra. E la politica all’ombra non campa, si sa.

Insomma, noi qui non si vuole entrare nel merito. Ché qui di merito ce n’è ben poco, e quel poco che c’è se lo merita Vissani. Uno chef catodico. Che perlomeno ha centrato le categorie di appartenenza del personaggio, che col lardo in senso stretto hanno poco a che fare. Vissani ha parlato di Ministero dell’Agricoltura e della questione OGM. Ecco, Petrini sta in quel mondo lì: quello dove gli OGM sono un problema mondiale e il ministero dell’Agricoltura è più importante di quello dell’economia. Che poi Vissani l’abbia collocato dalla parte sbagliata è un errore umano che perdoniamo all’unico commentatore che almeno ha azzeccato il mondo giusto.
Certo, il fatto che ci sia arrivato Vissani non depone a favore di quelli che non ci sono arrivati. Fossimo in Pansa, cominceremmo a preoccuparci.
Alessandro Monchiero

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4 Comments:

Anonymous Anonimo said...

Caro Alessandro sono uno dei trentamila e credimi NON SONO CONTENTO dell'inserimento di Carlin nel comitato dei saggi del PD. Non perchè non ne abbia le doti ed i meriti, anzi, ma proprio perchè è UN PARTITO POLITICO. Conosco il gene iniziale del movimento (arcigola, comunismo, sinistra) e di tanti promotori e soci, ma ritengo che negli anni non solo gente di sinistra abbia abbracciato le idee del movimento.
Ho 33 anni, seguo e milito in politica da quando ne avevo 16. Sono stato consigliere comunale, nella mia famiglia c'è anche un parlamentare e HO PAURA. La politica "è una brutta bestia", divide, non unisce. Proprio quando Carlin sedeva al congresso fianco a fianco ad Alemanno, qualcuno lo attaccò, ma in quel momento ho creduto (e spero ancora) che Slow Food stava diventando quello che immaginavo: un movimento in grado di influenzare la politica, in una sorta di lobby del "vivere bene", indicando quali fossero i punti di riferimento all'interno dei partiti (da rifondazione e fiamma tricolore), su cui doveva orientarsi la preferenza od il voto del socio slow food. Ad esempio se nel mio collegio l'unico candidato "vicino" al movimento è in Lista AN, il socio voti quel candidato, che in parlamento farà la cosa BUONA, PULITA E GIUSTA.
Il fatto che Carlin si presti a questi giochetti della politica ripeto mi fa paura, il rischio è che slow food e le sue idee finiscano come le idee ambientaliste dei verdi....ma i verdi sono solo di sinistra?? Non mi sembra...Il risultato è che quando i Verdi fanno parte della maggioranza "portano a casa" qualcosa di verde, se sono all'opposizione ....nada.
Resta immutata la stima per Carlin, ma credo che cosi facendo stia mettendo a repentaglio il futuro di tutto il movimento. Pur non essendo più il presidente, lui continua a rappresentarci. Speriamo in bene perchè credo che gli ideali del nostro movimento (dei 30.000), non sono ne di destra ne di sinistra, sono di tutti. Saluti

PS: Sono stato a slow fish e devo fare un appunto. Capisco che gli introiti della pubblicità servano, ma se la lavazza doveva avere uno stand "angolo caffè"...non era meglio evitare "TIERRA"?. Penso che vada proprio contro un passaggio chiave del pensiero di Petrini (gli altri caffè della lavazza non sono rispettosi dei produttori??)

Spero di aver espresso correttamente il mio pensiero e mi auguro di dare il via ad una discussione costruttiva.

Ciao ancora
Luca

30 maggio, 2007 19:50  
Blogger slowsnail said...

Caro Luca,
come si diceva, qui, non si entrava nel merito, ma si prendevano in considerazione le reazioni dei politici e dei giornalisti alla notizia. 
Il “merito” può infatti essere dibattuto sia nei toni, sia nelle argomentazioni che anche tu usi, le tue paure sono legittime nonché condivise da una parte del corpo associativo e dei dipendenti di Slow Food. Nessuno dubiti, però, che Petrini fu invitato a confrontarsi nell’ambito di un comitato di cosiddetti “saggi” che avrebbe dovuto essere meno politico e più filosofico. Era legittimo e doveroso dire “sì”, mettere a disposizione i suoi (e i nostri) saperi a qualsivoglia formazione politica che ci interpelli. Nessuno dubiti che la sua adesione sia la stessa che l’ha portato a dibattere a destra e a sinistra, ovunque se ne presentasse l’occasione, intorno a temi che ci sono cari, e senza scelte di campo preconcette. L’agroalimentare, per noi di Slow Food, è il campo tutt’altro che metaforico sul quale si sta giocando e si giocherà la partita della globalizzazione. È l’argomento cardine della politica planetaria di oggi e di domani. Se si pensa ciò, anche a rischio di suscitare i legittimi dubbi che tu hai espresso, Slow Food non può dire no alla politica, ogni volta che ci è richiesta una consulenza. Il nostro ruolo è di consiglio, dopo anni di pratica e studio dell’argomento. Il nostro ruolo è di sprone, di pungolo, di grillo parlante, purché resti una disponibilità – come nei fatti è – a 360 gradi. Abbiamo cara la nostra Madre Terra, e abbiamo il dovere di raccontarla e difenderla, mettendo a disposizione di chiunque sia interessato le nostre competenze: che partono dal piatto preparato in un'osteria di Langa e poi si arricchiscono, in un ragionamento à rebours, di mani sapienti che cucinano, trasformano, coltivano, piantano, fino ad arrivare alle radici della materia prima, che affondano nel terreno, modellano il paesaggio, fanno bene o fanno male – secondo che le pratiche siano o no, ecosostenibili – all’ambiente. Il nostro bagaglio filosofico è un palato educato che ha valenze ecologiche: ovvio, che non si tratti di un patrimonio con copyright; giusto, che esso sia messo a disposizione di chi voglia saperne di più; legittimo, ambire a comunicare questa elucubrazione empirica a quanta più gente possibile. Per il bene di tutti.

Ma come vedi siamo di nuovo nel “merito”, che è vasto, opinabile, interessante, purché ci sia spazio e tempo per affrontarlo. Ma qui di altro si scriveva. Si commentava, infatti, articolacci sciatti che non ragionavano come tu ragioni, né obiettavano la scelta di campo (che scelta di campo non è) di Petrini. Ma senza decoro, né fantasia, né perspicacia si limitavano a elzevirare divertiti intorno al lardo, alla caciotta, al culatello. Ora, Carlin ha spalle larghe e spero saprà sopportare il peso delle critiche, così come saprà reagire, difendersi, cantargliele a chi di dovere. Da questo punto di vista, scelte sue, modi suoi. Ma noi, che qui ci lavoriamo, con coscienza critica e con dissensi quotidiani motivati/argomentati/recepiti, con l’impegno e la passione di chi guarda la luna invece del dito, noi che sappiamo che dietro i pensieri, la filosofia, le manifestazioni di Slow Food ci siamo anche noi… Beh… Qui non si gradisce che dopo aver lavorato per un anno a organizzare Terra Madre arrivino quattro pennivendoli senza cultura, onestà, informazione a prenderci per il culatello. Davvero, non ci sarebbe stato nulla di male a leggere sul Foglio, sul Giornale, su Libero obiezioni come le tue. Ma ciò che abbiamo letto in questi giorni è offensivo nei confronti delle 8/9/10 ore che circa 150 persone passano in questi uffici, ad occuparsi di coltivazioni peruviane o di pesci coreani, delle condizioni di lavoro dei contadini del Chiapas o degli ecosistemi dei Sami, senza incongruenze rispetto a chi redige la guida delle osterie oppure organizza un Laboratorio del gusto con Adrià o Scabin. È offensivo per centinaia di fiduciari che a queste faccende dedicano il loro tempo libero, trasformando – geniale ricetta – il ludico gastronomico in utile sociale. È offensivo nei confronti dei produttori che ci hanno creduto, dall’ultimo allevatore che ha partecipato a Terra Madre al più affermato vignaiolo che esporta le sue bottiglie sulle piazze americane. È offensivo per gli scrittori, i giornalisti, gli antropologi, i filosofi che collaborano alle nostre riviste. È offensivo soprattutto per la sciattezza superficiale con cui l’argomento è stato trattato, non per i dubbi, non per le perplessità, non per i distinguo della tua risma, che invece sono sempre ben accetti.

Noi, qui, non si entrava nel merito, ci si limitava a considerare che, visto il livello delle elucubrazioni, forse Pansa non lo leggeremo più. Senza rammarico. Leggeremo Rees, che lavora per la BBC e scrive su Slowfood, leggeremo la Kolbert che pubblica sul New Yorker e su Slowfood, leggeremo Ritzer, Lang, Montanari, Fort e Mura; e ne sapremo un po’ di più di come va il mondo, nei campi e nei piatti.
Cari saluti,
AM

31 maggio, 2007 15:46  
Blogger marcocorona said...

pazzesco!

03 giugno, 2007 17:16  
Anonymous Anonimo said...

imparato molto

27 novembre, 2009 07:29  

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