Chiacchiere di vino, musica e cucina/Slowfood

Uno spazio in cui leggere in anteprima e dibattere gli articoli della rivista italiana di Slow Food: osterie e locande d'Italia, recensioni, Presìdi, inchieste, desco music, itinerari del vino e dell'olio, balloons, biodiversità, Comunità del cibo, degustazioni, cultura alimentare…

5/03/2007

Campioni del mondo, cap. 1

Troppo spesso si parla dei vini del Vecchio Mondo come schiacciati dall’avanzata prepotente dei nuovi continenti enologici, in un mercato dominato da produzioni marcatamente di cantina e dai grandi numeri. In questa sezione non vogliamo certo negare tale assunto, che abbiamo fatto nostro denunciando la preoccupazione legittima dei vignaioli europei nei confronti di un fenomeno che ha evidenti ripercussioni economiche e, anche, sociali. Non a caso, abbiamo recentemente affrontato l’argomento sulle pagine di questa rivista e, non a caso, si è da poco concluso a Montpellier Vignerons d’Europe dove, ancora una volta, si sono ribaditi la priorità della produzione di qualità sul marketing e il ruolo strategico di terroir, vignerons e denominazioni d’origine.
Eppure, eppure spesso la traversata oceanica avviene all’inverso. Spesso il prodotto di qualità – italiano, in questo caso – naviga per i mari o valica le montagne, cambia continente e presso i “popoli di conquista” assume in molti casi le fattezze di un mito. Come il vino, anche noi abbiamo sondato altri paesi e ascoltato le voci autorevoli di un winewriter neozelandese, un “ristoratore” statunitense sui generis e un importatore tedesco. Qual è la percezione del vino italiano all’estero e, soprattutto, quali sono i sistemi per decretare o mantenere il successo dell’Italian style, tanto dei produttori affermati quanto dei piccoli vignerons? Ce ne parlano Paul White, Joe Bastianich e Eberhard Spangenberg, in tre puntate che pubblicheremo in questi giorni.

Tratto da Slowfood 26.

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