Chiacchiere di vino, musica e cucina/Slowfood

Uno spazio in cui leggere in anteprima e dibattere gli articoli della rivista italiana di Slow Food: osterie e locande d'Italia, recensioni, Presìdi, inchieste, desco music, itinerari del vino e dell'olio, balloons, biodiversità, Comunità del cibo, degustazioni, cultura alimentare…

4/10/2007

Per chi suona la campana? Per i gastronomi!

Nessun uomo è un'isola, intero per se stesso;
Ogni uomo è un pezzo del continente,
parte della Terra intera; e se una sola zolla vien portata via
dall'onda del mare, qualcosa all'Europa viene a mancare,
come se un promontorio fosse stato al suo posto,
o la casa di un uomo, di un amico o la tua stessa casa.
Ogni morte di uomo mi diminuisce perché
io son parte vivente del genere umano.
E così non chiedere mai per chi suona la campana:
essa suona per te.


È John Donne, e non si tratta di una poesia poco nota, sebbene le traduzioni siano molteplici.
Potrebbe applicarsi meravigliosamente a un ragionamento sul ruolo e sulle responsabilità del gastronomo: cosa possa e cosa non debba mangiare, quanto possa influire sulla salute del pianeta, quanto il “buono” ci sia consegnato dalla natura con il compito di non sperperarlo e quanto l’egoismo del gastronomo dovrebbe tradursi anche in atteggiamenti lungimiranti, che gli consentano di assaporare gli stessi piaceri in futuro.
Non si tratta di dettare regole, imporre divieti, divulgare liste di proscrizione intorno ai cibi: ma soltanto di sentirsi parte del tutto, come scriveva Donne. E dunque di sentirsi “diminuiti”, meno felici, meno gastronomi, se dal 2048, come sembra, gran parte degli stock ittici saranno di fatto esauriti. E dunque di sentirsi “diminuiti" se si depaupera la biodiversità, se si estingue una razza, una varietà, una tradizione.

Ogni polemica, qui, è fuori luogo: non parliamo di punteggi piu o meno alti per questo o quell’altro chef, e neppure della sacrosanta libertà di mangiare quel che ci pare. Parliamo “soltanto” della libertà di potercelo permettere ancora a lungo, oppure no. E dunque quel “soltanto” copre un infinito, che si nutre di responsabilità non pedante, non noiosa, non stucchevole. Ma fondamentalmente egoista. Per non diventare "gastronomi" né vecchi né nuovi, ma semplicemente "a scadenza".
“La libertà è una forma di disciplina” cantava Giovanni Lindo Ferretti intorno agli anni Ottanta.
Mentre c'è ancora qualcuno che pensa, come in quella meraviglisa parodia di Corrado Guzzanti sulla Casa delle Libertà, che si tratti di un posto dove si fa tutti quel-cazzo-che-ci-pare…
(Alessandro Monchiero)

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