Chiacchiere di vino, musica e cucina/Slowfood

Uno spazio in cui leggere in anteprima e dibattere gli articoli della rivista italiana di Slow Food: osterie e locande d'Italia, recensioni, Presìdi, inchieste, desco music, itinerari del vino e dell'olio, balloons, biodiversità, Comunità del cibo, degustazioni, cultura alimentare…

4/03/2007

Bambini? No, grazie

Inizio settembre 2006. Causa incendio sull’autostrada la nostra cena all’agriturismo di fiducia nell’entroterra ligure (dove i gatti passeggiano sulle pergole) è appena saltata. Per fortuna c’è posto in una pizzeria lungo la strada. Per fortuna un corno: contrariato dall’imprevisto, allarmato dall’incendio e stanco, Lele non vuole sedersi a tavola, non vuole ordinare e continua a frignare ripetendo che lui voleva andare “a Finale”. Ovviamente con il cameriere lì in piedi, taccuino pronto per le ordinazioni, stress da sabato sera e dehors pieno. Scene che osservi accadere al tavolo accanto pensando che non succederanno mai al tuo, poi arriva la serataccia anche per te. Ti scusi con il cameriere, cerchi di ignorare tuo figlio che fa i capricci e non digerisci la pizza.
Bella questione, quella dei bambini al ristorante, medaglia che non ha solo due facce perché i piccoli non sono tutti despoti capricciosi viziati e né gli addetti ai lavori solo erodi insensibili. Chi aveva torto in quella sera d’estate? All’apparenza noi genitori, che pretendiamo di portare a cena fuori un pupo così maleducato (da noi). Ma in cinque anni non era mai successo nulla di simile, come prevedere l’exploit rivierasco? E se il cameriere, invece di far buon viso a cattivo gioco e tentare di blandire il riottoso con Coca cola e budino, ci avesse un po’ maltrattati? Se invece di svolgere con professionalità il suo mestiere si fosse spazientito lasciandosi andare a poco simpatici commenti? Dalla parte del torto ci sarebbe passato lui?

Non so bene quale sia l’età media di chi blogga da queste parti né il suo stato di famiglia, ma posso immaginare che la querelle non stia proprio in cima alle sue preoccupazioni. Bene, sappia che questa non è però faccenda solo per famigliole: a chiunque prima o poi può capitare un Lele in giornata no al tavolo vicino, per non dire che tutto quanto ruota intorno ai pargoli fa business, muove soldoni, sposta consumi e pesa sulle scelte – anche gastronomiche – dei grandi.
Forse vale la pena di discuterne, allora, forse vale la pena di affrontare «pubblicamente il tema», come chiede la mamma che ci ha raccontato, con la mail che potete leggere qui sotto, la sua “brutta avventura in osteria”.
Vi anticipiamo subito che il locale, inserito nell’edizione 2006, è stato eliminato dalla guida di quest’anno (per scarsa qualità della proposta culinaria, ci dicono dalla redazione di Osterie d’Italia).
E premettiamo che se il problema del mangiar fuori con i bambini va a toccare tutte le tipologie di locali, ci sembra abbastanza sacrosanto che nelle “nostre” osterie ci si adoperi al meglio perché un pranzo o una cena non lascino altro che buoni ricordi, in tutti i sensi e a tutti. O il futuro sarà solo dell’hamburger omologato.
Simona Luparia

La mail di una mamma
Salve,
vorrei segnalarvi una sgradevolissima esperienza avuta presso la trattoria Decoratori e imbianchini (Via Lanfranchi 28 Torino) presente nella vostra guida alle osterie edizione 2006.
Domenica 11 marzo 2007 ho prenotato via telefono, per il pranzo, un tavolo per quattro adulti e due bambini, specificando che si trattava di due bambini di due anni ciascuno.
Ci rechiamo al ristorante all'ora concordata, e già il tipo di accoglienza che ci ha riservato la proprietaria ci ha fatto capire di non essere proprio graditi, a causa della presenza dei bambini. Giusto per fare un esempio, mentre stavamo ancora togliendoci i cappotti, ci è stato intimato di far sedere i piccoli, perché «noi dobbiamo passare con i piatti».
Faccio notare che in quel momento nessun tavolo della sala era ancora stato servito.
Ci arrivano gli antipasti e ci vengono lasciati sul tavolo, senza dirci di cosa si trattava (specifico che il ristorante fornisce un menù fisso, non a scelta del cliente) e nessuno si sogna di chiederci se abbiamo bisogno di qualcosa di più semplice per i bambini (faccio un esempio, uno degli antipasti consisteva in mela + insalata + cioccolato, forse non proprio il tipo di alimento più adatto e gradito ai bambini).

Continuiamo a far finta di niente, quando ad un certo punto uno dei due bambini, per motivi imperscrutabili, comincia a piangere. I genitori tentano di calmarlo,e non riuscendovi, lo portano fuori dalla sala, nel vicino giardinetto. È allora che cominciamo a sentire la proprietaria che nella sala attigua alla nostra urla a voce altissima, in modo da poter essere ascoltata da tutti, frasi del tipo «Non si portano i bambini al ristorante se non li si sa tenere», «Qui la gente viene per stare tranquilla, non si debbono portare qui bambini urlanti» e così via. A quel punto non è stato possibile continuare a far finta di niente, mi sono recata nella stanza "delle urla" e ne è nata una discussione accesa e molto sgradevole tra me e la proprietaria, che ci ha portato a lasciare il ristorante dopo aver avuto i primi piatti.
Tutto questo, oltre alla sgradevolezza della situazione, ci è costato 17 euro per ciascun adulto, + bevande. Specifico che i bambini avevano condiviso soltanto un primo piatto.
Ho dovuto inoltre provvedere a scusarmi con i miei amici, colleghi di lavoro tedeschi, ai quali speravo di far passare un pranzo gradevole e in armonia.
Vi segnalo tutto questo, e mi scuso per la lunghezza del messaggio, perché penso che si debba dare più risalto, rispetto a quanto fatto fin ora, al tipo di accoglienza che le osterie/trattorie riservano alle famiglie con bambini. Un bambino urlante in una sala non fa piacere a nessuno, ma sono cose che possono accadere e che solitamente si risolvono nel giro di poco tempo, con un tempestivo intervento dei genitori.
Mi piacerebbe molto che questo tema venisse affrontato pubblicamente perché ritengo molto importante questo argomento.
Non credo che solo perché genitori di bambini che non consumano un pasto intero, dobbiamo essere trattati in questo modo nelle osterie/trattorie/ristoranti: condivido in pieno la vostra posizione sul dilagare del fast food e le cattive abitudini a questo connesso, ma non sarà che tante famiglie portano i loro figli nei fast food, tra mille motivi, anche perché lì trovano un seggiolone e non si debbono vergognare di essere genitori?
Vi ringrazio per l'attenzione e vi saluto cordialmente,
Elena De Angelis

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2 Comments:

Blogger loste said...

Il "problema" mi tocca, avendo due figli 13 e 6 anni, che ho comunque sempre portato al ristorante anche con pochi mesi di vita. Le questioni sono due, una in mano di noi genitori: e cioè cercare di abituare i bimbi ad un comportamento adeguatao (per quanto possibile nel carattere di un bambino) allo stare seduti e disturbare poco. Questo non ci garantisce che poi un giorno, come è capitato a me, al momento dell'arrivo di un piatto al vostro piccolo "angioletto" non venga una crisi di nervi e si metta a correre per tutto il locale, l'importante è non perdere la calma.
La seconda cosa è nelle mani dei ristoratori, e i nostri nazionali, come dimostra l'email della signora, sono ancora indietro. All'estero dove vado spesso sempre più ristoranti anche di piccolissime dimensioni hanno degli angoli gioco, per i bambini, alcuni portano a tavola tovagliette di carta da colorare con relativa scatolina di colori. Tutti all'estero hanno un menù bambino: 3 piatti semplici. semplici per evitare di farli diventare improbabili degustatori di "insalata mele e cioccolata".
Una considerazione ed un messaggio a chi fa il mestiere di vendere cibo sappiate che i rompic****ni di oggi sono i clienti di domani.
Una saluto
Loste

03 aprile, 2007 11:11  
Anonymous Davide said...

L'Italia e' il paese a piu' bassa natalita' del mondo. Le famiglie italiane sono mono (massimo due) figli, sono spesso squattrinate e non sono i clienti ideali per il ristoratore medio, che vorrebbe clienti discreti e facoltosi. A cio' si aggiunge che, per un vezzo tutto italiano, il ristorante di qualita' e' elegante e fighetto, e una tavolata con una famiglia numerosa e' una iattura dal punto di vista dell'immagine del locale.
Che fare? Creare una rete di locali informali di qualita', dove i bambini sono esplicitamente ben accetti e magari hanno anche un menu' dedicato un po' piu' di spazio. Se una sorta di certificazione della ristorazione di questo tipo esiste gia', fatecelo sapere.

03 aprile, 2007 15:39  

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